Come si viveva in Siberia 150.000 anni fa?

Se proprio volete saperlo subito e avevate qualche dubbio... Male, si viveva male: ce lo dice un nuovo studio nelle grotte di Denisova.

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L'ingresso del complesso delle grotte di Denisova. | Igor Boshin / Shutterstock

Se gli egittologi hanno la stele di Rosetta, i paleoantropologi hanno Denisova, una caverna sui monti Altaj, in Siberia, scoperta negli anni Settanta da un gruppo di scienziati sovietici e diventata immediatamente uno dei siti paleoarcheologici più importanti del mondo. In 270 metri quadrati di superficie, nelle sue tre gallerie si trovano tracce di abitazioni di tre specie diverse del genere Homo (Sapiens, Neanderthalensis e Denisova). Oggi, grazie al primo studio del suo genere condotto sui sedimenti che costituiscono il pavimento della grotta, sappiamo qualcosa di più su come vivevano (e convivevano) i nostri antenati.

 

Le grotte di Denisova
| Paul Goldberg, University of Wollongong

I veri padroni di casa. Fino a oggi le ricerche sulla caverna di Denisova sono state condotte con metodi archeologici tradizionali: analisi del DNA, datazione al radiocarbonio... Il team guidato da Richard Roberts (università di Wollongong, Australia) ha invece campionato interi blocchi di suolo dello spessore anche di quattro metri e ne ha studiato il contenuto usando tecniche di microscopia avanzata. Il risultato è una fotografia accurata di tutto ciò che si è accumulato sul pavimento della caverna nel corso di circa 300.000 anni - che dimostra come l'uomo sia stato solo un inquilino temporaneo di quell'ambiente. I veri dominatori di Denisova erano i predatori, iene, lupi e orsi a contendersi la caverna: gli umani l'hanno abitata di rado, e probabilmente solo quando i carnivori non erano nei paraggi, come dimostra la presenza solo saltuaria di falò e altri segni di utilizzo del fuoco. Non rinunciando però a fare la storia: una delle scoperte più recenti fatte a Denisova è la presenza di una ragazza nata da padre denisoviano e madre neanderthaliana.

 

12 ottobre 2019 | Gabriele Ferrari