Da tempesta a ciclone: che cosa è successo in Mozambico

Africa australe, 4-16 marzo: la strana evoluzione della tempesta che si è trasformata nel ciclone Idai.

ciclone
Da tempesta a ciclone di categoria 2: la stranezza del percorso della violenta perturbazione che ha colpito alcuni Paesi dell'Africa australe causando almeno 1.000 vittime - ma la "conta" dei morti è lontana dall'essere definitiva.|Nasa / Elab.: Luigi Bignami

Idai, il nome dato al ciclone che tra il 4 e il 16 marzo 2019 ha imperversato su alcune regioni dell'Africa australe, potrebbe aver fatto oltre mille vittime e aver lasciato dietro di sé quasi 400.000 senzatetto. Al momento, alcune fonti stimano che oltre 1.700.000 persone potrebbero essere state interessate, in un modo o nell'altro, dalle inondazioni e dalle conseguenze dei venti.

 

La città più colpita è Beira, sulla costa del Mozambico, ma effetti spaventosi si sono avuti anche nello Zimbabwe e in Malawi. In una dichiarazione rilasciata da un responsabile dalla Croce Rossa, Jamie LeSueur, si legge che "le perdite sono immense e ci si aspetta che il numero delle persone che hanno perso la vita possa aumentare ancora". A Beira, il 14 marzo Idai ha colpito con venti a oltre 170 chilometri all'ora che si sono trascinati dietro onde alte più di 6 metri. Le piogge ininterrotte, secondo il Servizio Meteorologico del Mozambico, proseguiranno almeno fino al 21 marzo.

 

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Beira dopo il passaggio del ciclone Idai.

 

In attesa dei soccorsi. Fortemente colpito è il Gorongosa, uno dei parchi più belli del Mozambico: le strade sono state mangiate dall'acqua e le 260 guardie forestali lavorano senza sosta per soccorrere le numerose persone in difficoltà, alcune addirittura rifugiate sulla cima dei termitai (alti anche 3 metri e più) in attesa che le acque si ritirino.

 

Piogge torrenziali. La statistica ci dice che in Mozambico si abbattono in media 1,5 cicloni l'anno che, pur facendo danni, raramente superano la categoria 2 - in una scala che va da 1 a 5. Corene Matyas (Università della Florida), climatologa, esperta di cicloni, spiega che «generalmente, ciò che crea i maggiori danni alle persone e alle cose durante un ciclone sono le inondazioni, in quanto, da alcuni anni a questa parte, l'atmosfera, più calda della media, contiene più umidità prelevata dal mare, e questo causa violentissime e lunghissime piogge». Significa che nonostante i venti rimangano entro le medie e che perciò gli uragani continuino a essere di intensità medio-bassa, le piogge fortemente aumentate causano ingentissimi danni.

 

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Beira dopo il passaggio del ciclone Idai.

 

Il ciclone Idai, in particolare, è "nato" il 4 marzo in forma di tempesta al largo delle coste africane (vedi disegno di apertura), lungo il Canale del Mozambico, un braccio di mare che lo separa dal Madagascar. Ha viaggiato nell'entroterra per poi uscire di nuovo in mare aperto e ricaricarsi di grandi quantità di umidità. Quindi, il 14 marzo, si è abbattuto su Beira: «Un percorso strano e imprevedibile, ma che non è poi così raro per gli uragani che si formano nel Canale del Mozambico», afferma Corene Matyas. La maggior parte dei cicloni nell'Oceano Indiano sud-occidentale si forma tra ottobre e maggio, con il picco tra gennaio e marzo. Idai, secondo la Nasa, è il settimo ciclone della stagione 2018-2019.

 

21 Marzo 2019 | Luigi Bignami