Cambiamento climatico: perché preoccuparsi dei ghiacci?

Daniele Visioni, ricercatore presso la Cornell University di New York, ci dà un'altra chiave di lettura per interpretare il quadro globale del cambiamento climatico illustrato dal rapporto 2019 dell'IPCC.

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Il sistema Terra sa essere contemporaneamente immenso e robusto, eppure sorprendentemente fragile. La CO2 emessa dalle attività umane è circa 40 miliardi di tonnellate l'anno. Sembra tantissimo: sulla bilancia, peserebbe quanto 400.000 portaerei! Eppure, questa quantità non è che lo 0,001% di tutta l'atmosfera. Ugualmente, il rapporto 2019 dell'IPCC si preoccupa degli oceani, il cui volume è di 1.335 miliardi di km cubi, e dei ghiacci, che invece occupano solo 26 milioni di km cubi: per ogni molecola di acqua intrappolata in forma solida, ce ne sono quasi 52.000 in forma liquida. E allora perché preoccuparsi? Ci sono due motivi. Il primo, già esplorato, è che più le calotte si sciolgono, più il livello dei mari è destinato a salire. Ma il ruolo dei ghiacci non è solamente quello di tenerci asciutti.

 

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La criosfera è la porzione di superficie terrestre coperta dall'acqua allo stato solido: le coperture ghiacciate di mari, laghi e fiumi, le coperture nevose, i ghiacciai, le calotte polari e il suolo ghiacciato in modo temporaneo o perenne (permafrost). |

Uno scudo dal Sole. Non tutti gli equilibri sono uguali. Una molla, tirata, tenderà a tornare al punto di partenza. La maggior parte dei sistemi di cui abbiamo esperienza hanno un comportamento simile. Per altri, però, uno spostamento dall'equilibrio può innescare dei meccanismi che contribuiscono a portarli ancora più lontani dalla posizione iniziale. I ghiacci polari funzionano proprio così. Per il clima del nostro pianeta, c'è una grande differenza tra ghiacci e acqua: l'acqua assorbe, come una spugna, il calore proveniente dal Sole. Il ghiaccio, invece, riflette quasi perfettamente la radiazione solare, che viene quindi rispedita nello Spazio prima che possa scaldarci. Se, a causa dell'aumento dei gas serra, la temperatura dell'aria aumenta, e una frazione del ghiaccio che ricopre la terra si scioglie, più superficie assorbirà calore, invece che rifletterlo. In questo modo, l'aria potrà scaldarsi un poco in più, sciogliendo giusto un poco più ghiaccio di ieri, risultando in una frazione di calore assorbito in più (è quello che si chiama Feedback Loop Positivo). Anno dopo anno, le piccolezze si sommano in un effetto misurabile, accelerando il riscaldamento.

 

A che punto siamo? Nel suo rapporto, l'IPCC ha raccolto tutte le informazioni che i glaciologi hanno raccolto negli anni, con misure da satellite e sul campo. I poli tendono a subire in modo amplificato quello che avviene nel resto del globo (Polar amplification). I poli si sono scaldati di oltre 4 °C in questo secolo: questo ha causato, negli ultimi 10 anni, una perdita per i ghiacci artici di 278 km cubi di ghiaccio l'anno, mentre in Antartide la perdita è stata di 155. Questo significa che a giugno 2,5 milioni di km quadrati nell'Artico hanno assorbito la luce solare, invece che rifletterla. Dall'altra parte del globo, invece, la superficie occupata dai ghiacci Antartici non è cambiata di molto: come mai questa differenza?

 

IPCC 2019 - Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate
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Poli opposti. La spiegazione si trova in profondità. Mentre i ghiacci artici sono, a tutti gli effetti, galleggianti sul mare, i ghiacci antartici poggiano su un continente (l'Antartide). Per questo motivo, i ghiacci artici sono sensibili alle temperature delle acque in cui galleggiano, e che tendono a scaldarsi più facilmente. I ghiacci antartici, invece, se ne stanno sul loro continente, e sono quindi situati sopra il livello del mare. Sono quindi meno sensibili a variazioni, almeno finché le temperature polari rimarranno sotto lo zero, e mentre ai bordi l'erosione è misurabile, la loro stabilità complessiva non sembra essere a rischio.

 

L'Autore: Daniele Visioni

Di Daniele Visioni, fisico e chimico dell'atmosfera, ricercatore presso la Sibley School of Mechanical and Aerospace Engineering della Cornell University (Ithaca, NY), abbiamo pubblicato su Focus.it Una introduzione al rapporto dell'IPCC sugli oceani e sui ghiacci.

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La stessa cosa non possiamo dire per il Polo Nord. Le stime ottenute con la maggior parte dei modelli climatici suggeriscono che entro 20 anni potremmo avere la prima estate priva di ghiaccio a causa delle temperature oceaniche. Sarà il momento giusto per disperare? Dato il meccanismo visto prima, seppure questo evento non sarà un punto di non ritorno apocalittico, renderà sicuramente più probabile che accada anche un secondo anno, e poi un terzo, e così via.

 

Rischi e incognite. "Tieni gli amici vicini, e i nemici ancor di più", diceva Sun Tzu. Parafrasiamo dicendo "preoccupati dei rischi che sai, ma di più di quelli che non comprendi ancora". Abbiamo ancora molto da imparare dei nostri ambienti polari. La stabilità dei ghiacciai antartici, o i rischi legati ad una perdita del permafrost. Ma queste incertezze dovrebbero stimolarci ad essere ancora più cauti, e non meno, nelle nostre scelte future come società.

 

In questo video della Nasa, l'andamento dei ghiacci artici tra il 1984 e oggi:

 

4 ottobre 2019 | Daniele Visioni