Scienza

Crionica, la scienza dell'ibernazione post mortem

Una 14enne britannica ha ottenuto, poco prima di morire di cancro, il permesso di conservare al freddo il proprio corpo in attesa di un futuro risveglio. Ma con quali speranze, realisticamente?

Nel Regno Unito, un giudice ha appoggiato la volontà di una 14enne malata terminale di una rara forma di tumore di non essere sepolta ma crioconservata, dopo la morte, nella speranza di poter essere riportata in vita in futuro.

La giovane, non ancora maggiorenne, doveva rimettersi alle disposizioni dei genitori: il tribunale ha stabilito che la madre della ragazza, che a differenza del padre appoggiava la sua decisione, fosse l'unica a poter decidere che cosa fare del corpo della figlia dopo la sua morte.

Dopo il decesso, la salma è stata quindi affidata a una società privata che si occupa di crionica (la criopreservazione di uomini e animali dopo la morte) per essere criocongelata e trasportata da Londra agli Stati Uniti, dove sarà conservata. Il tutto al costo di 37.000 sterline - poco più di 43.000 euro.

Uno scenario realistico? Al di là del rispetto delle volontà di ciascuno, quante speranze ci sono, dal punto di vista scientifico, che un corpo umano ibernato possa un giorno risvegliarsi dalla morte? Se la risposta sfiora i confini della fantascienza, limitiamoci ad analizzare due aspetti distinti: quello dei tessuti e quello delle connessioni neurali.

congelare con cautela. Per il primo aspetto, un grande passo in avanti è stato quello della vetrificazione dei tessuti biologici, cioè la loro solidificazione senza formazione di cristalli di ghiaccio.

L'uomo non è fatto per essere "surgelato" e poi scongelato. Se le nostre cellule congelano, i cristalli di ghiaccio che si formano al loro interno finiscono, mano a mano che si espandono, per distruggerle: quando il corpo ritorna a una temperatura normale, dei tessuti congelati non rimane che poltiglia, come sanno bene gli esploratori artici.

Su piccola scala. La vetrificazione sostituisce il sangue con un cocktail di sostanze antigelo che, sotto ai - 0 °C, rende il liquido iniettato solido come vetro.

La tecnica funziona bene su piccoli campioni di tessuto, su embrioni e cellule uovo nei trattamenti per la fertilità. Recentemente ha permesso di criopreservare e poi "scongelare" un cervello di coniglio, lasciandolo in perfetto stato (almeno esternamente).

Tuttavia non è mai stata testata su organi umani, nemmeno per i trapianti, ed è per adesso impossibile affermare che possa mantenere un intero organismo in perfetto stato.

Rimane poi il problema non marginale del "contenuto".

Dentro all'involucro. Memoria, carattere, personalità sono il prodotto di connessioni neurali, una rete che non è verosimile sperare di poter congelare e preservare in eterno. Si è speculato sulla possibilità di "scaricare" il contenuto del cervello in un computer e far rivivere il defunto in un robot, anziché tentare di riportarne in vita il corpo.

Ma non esiste alcun computer in grado di riprodurre la galassia astronomica dei rapporti tra i 100 miliardi di neuroni del cervello umano, e anche se un giorno ci fosse, secondo i neuroscienziati, non riuscirebbe ad esaurire la complessità della mente umana.

18 novembre 2016 Elisabetta Intini
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