Questo cranio non esiste. Ma potrebbe somigliare a quello del primo sapiens

Per fare ordine tra le sparute e contraddittorie testimonianze fossili dei nostri antenati, un team di paleontologi ha ricreato l'aspetto del teschio del più arcaico antenato dell'uomo moderno al computer. 

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Il cranio virtuale del più antico comune antenato dei sapiens. | Aurélien Mounier/CNRS-MNHN

Questo cranio non è reale, ma gli siamo legati più di quanto si potrebbe pensare: quella che vedete è la ricostruzione dell'aspetto che avrebbe potuto avere il teschio del più antico antenato dell'uomo moderno.

 

Non c'è nulla di meglio di un fossile per confermare, o mettere in crisi, le ipotesi sull'origine e l'evoluzione dei sapiens. Tuttavia, trovare quello giusto può richiedere anni di lavoro, e quelli dei nostri progenitori sono così diversi per aspetto e provenienza geografica, che la confusione regna sovrana.

 

poche certezze. Le analisi del DNA indicano che l'antenato delle moderne popolazioni umane emerse in Africa tra i 350 mila e i 260 mila anni fa. Ma la sua evoluzione rimane misteriosa, perché i pochi fossili trovati finora nel continente presentano tratti anatomici piuttosto dissimili e sono sparsi in più località.

 

Come eravamo. Anziché attendere la scoperta di nuove ossa per vederci più chiaro, Aurélien Mounier e Marta Mirazón Lahr, due paleoantropologi del Museo Nazionale Francese di Storia Naturale e dell'Università di Cambridge, hanno ricreato un fossile non ancora trovato - quello del più antico antenato dei sapiens, vissuto in Africa all'incirca 300 mila anni fa. Il rendering in 3D appena descritto su Nature Research è molto simile ai crani fossili della stessa epoca rinvenuti in Africa orientale e Sudafrica: secondo gli autori dello studio, il primo sapiens potrebbe essere stato il risultato di un mix tra popolazioni di queste due aree.

 

Come è stato ottenuto. Gli scienziati hanno sviluppato modelli matematici per confrontare i fossili di umani arcaici scoperti in varie parti dell'Africa, e capire quanto fossero affini all'uomo moderno. Uno dei primi ostacoli da superare è stata la naturale variabilità che corre, anche oggi, tra un cranio e l'altro. Per ovviare al problema i ricercatori hanno raccolto le TAC di 260 crani di umani odierni di diversa provenienza, dalle foreste pluviali africane alla Groenlandia; le hanno confrontate con quelle di alcuni crani di un periodo intermedio - 100 mila anni fa - ritrovati in Israele e simili a quelli dei sapiens moderni; e a quelle di diversi parenti estinti dell'uomo, inclusi i Neanderthal.

 

Alcuni dei crani utilizzati per le analisi. | Aurélien Mounier/CNRS-MNHN

Identikit. Tutti questi individui in vita o estinti sono stati sistemati su un albero genealogico che permesso di seguire l'evoluzione delle caratteristiche del cranio a ritroso nel tempo e di risalire all'aspetto di testa e volto del primo, comune antenato dei sapiens. Che somiglia a un uomo moderno (fronte alta, faccia schiacciata, capo arrotondato) ma allo stesso tempo è diverso da ogni popolazione conosciuta (profonda arcata sopracciliare, grande orbite oculari, mascellone).

 

Un passato complesso. Confrontando il modello mai esistito - ma verosimile - del cranio con i fossili reali, gli scienziati hanno notato differenze sufficienti a rintracciare tra i reperti "fisici" di sapiens tre popolazioni distinte. La prima è rappresentata da una serie di fossili di 315 mila anni fa trovate in Marocco nel 2017, appartenuti ai sapiens ma diversi in alcune importanti caratteristiche (poco mento, scatola cranica bassa e allungata).

 

Un altro fossile rinvenuto in Tanzania individua una seconda popolazione, mentre la terza è descritta da due crani ritrovati in Kenya e in Sudafrica, a migliaia di km di distanza. Quest'ultima "famiglia" è quella che somiglia più da vicino alla ricostruzione virtuale.

 

Un mix ben riuscito. La linea evolutiva che diede origine all'uomo moderno, concludono gli scienziati, comprendeva una serie di popolazioni diffuse in varee aree dell'Africa intorno ai 350 mila anni fa, dotate di grandi cervelli e capaci di produrre utensili sofisticati. Alcune di queste, come quelle del Marocco e della Tanzania, scomparvero senza contribuire in modo significativo al patrimonio genetico dell'uomo moderno - quella dei fossili del Marocco sembra per esempio più strettamente legata ai Neanderthal.

 

Ma altri gruppi di umani arcaici come quelli di Africa orientale e Sudafrica si incrociarono ripetutamente: proprio da questi incontri ripetuti tra diverse popolazioni potrebbe aver avuto origine il più antico uomo moderno.

 

13 settembre 2019 | Elisabetta Intini