Così le Galápagos divennero scrigno di biodiversità

Uno studio che combina dati geologici a simulazioni delle correnti oceaniche individua il momento storico in cui queste isole si fecero particolarmente favorevoli alla vita.

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Un esemplare di iguana marina si nutre nelle acque profonde delle isole Galápagos. | Roy Mangersnes/Nature Picture Library/contrasto

Quand'è che le Galápagos divennero il forziere di biodiversità che oggi conosciamo? La domanda è meno scontata di quanto sembri: non ci si chiede, cioè, quando si siano formate, ma come abbiano conquistato condizioni così favorevoli all'esplosione di vita.

 

Instabili. Secondo uno studio appena pubblicato su Earth and Planetary Science Letters, questo momento è da collocare attorno a 1,6 milioni di anni fa. L'arcipelago si trova sulla placca tettonica di Nazca, al largo del Sudamerica. Questa placca si sposta di 4 cm all'anno da ovest verso est e si eleva in corrispondenza di un "punto caldo" in cui il magma, risalendo in superficie, forma isole vulcaniche.

 

Ostacolo. L'ipotesi dei ricercatori dell'università del Colorado Boulder, autori dello studio, è che l'evento che scatenò l'esplosione di biodiversità sia stato l'incontro tra la sottocorrente equatoriale (una corrente oceanica che, per le leggi della fisica, è praticamente bloccata sull'equatore) e un'isola delle Galápagos abbastanza grande da intercettare e deviare questa corrente.

 

Benefici. Oggi è l'isola Isabela, che sorge appena a destra dell'equatore, ad avere questo ruolo: con le sue dimensioni fa in modo che l'acqua fredda e ricca di nutrienti della corrente, che di solito scorre in profondità, risalga in superficie e alimenti un complesso ecosistema animale. L'analisi dei sedimenti oceanici in prossimità dell'isola rivela un cambiamento di temperatura e della chimica di quelle acque oceaniche proprio attorno a 1,6 milioni di anni fa.

 

25 dicembre 2016 | Elisabetta Intini