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Così è iniziata la tettonica delle placche

Il calore del mantello gonfiò e fratturò la crosta primordiale, creando le placche che con la tettonica avrebbero dato vita a terremoti e vulcani, e plasmato la superficie della Terra.

Illustrazione: le fratture della crosta primordiale della Terra hanno avviato la tettonica delle zolle?
Illustrazione: le fratture della crosta primordiale della Terra hanno avviato la tettonica delle zolle? | Kjpargeter / Shutterstock

La tettonica delle zolle (o delle placche) è una teoria ormai consolidata, sulla quale da oltre 50 anni concorda la maggior parte degli scienziati: è il modello di dinamica della Terra che vuole che da miliardi di anni (da 3,3 a 4,4, a seconda delle ipotesi che ruotano atorno alla teoria) la litosfera - ossia la parte più esterna della Terra, composta dalla crosta e dal mantello superiore solido - sia suddivisa in una ventina circa di placche, tra grandi e piccole, che si muovono le une rispetto alle altre dando origine a vulcani e terremoti, e plasmano il pianeta creando continenti, catene montuose, oceani.

 

Al di là delle molte questioni da risolvere su ciò che tiene in movimento le placche, c'è una domanda a monte di tutte le altre: comnata la tettonica? Che cosa l'ha innescata? Tante sono le ipotesi fin qui avanzate, ma nessuna che sia riuscita a resistere a tutte le obiezioni, almeno finora, perché un gruppo internazionale di ricercatori ha avanzato un'ipotesi (ora pubblicata su Nature Communications) che, sulla carta, risponde a molte domande.

 

Tutto in 5 milioni di anni. Il gruppo di lavoro coordinato da Chun'an Tang (China University of Geosciences) ha presentato un modello che vuole che la litosfera primordiale venne surriscaldata dal mantello caldo sottostante, e ciò causò un'espansione del guscio che portò poi a numerose fratture che in seguito si unirono tra loro suddividendo la litosfera nelle placche che conosciamo oggi.

 

È un'ipotesi che ricorda l'idea della Terra in espansione, proposta a fine '800 dallo scienziato italiano Roberto Mantovani: egli sosteneva che il Pianeta era in continua espansione, grazie all'attività vulcanica. Un'ipotesi minata pochi anni dopo dalla teoria della deriva dei continenti (Alfred Wegener, 1912) e definitivamente messa da parte dall'evoluzione di quest'ultima nella tettonica delle placche, che spiegava anche perché la Terra non si espandeva all'infinito.

 

La nuova ipotesi in effetti sostiene che un'espansione ci fu, ma per non più di un chilometro (il raggio della Terra è di 6.371 chilometri) dopo di che iniziò a frantumarsi: i modelli utilizzati per lo studio mostrano che le fratture impiegarono 5 milioni di anni per ricongiungersi e formare le prime placche della Terra. Un'ipotesi affascinante, che ha purtroppo l'unico, piccolo difetto di non essere verificabile: la tettonica delle placche stessa ha cancellato quasi totalmente quel che avvenne sulla Terra dei primordi.

26 luglio 2020 | Luigi Bignami