10 cose che (forse) non sai sulla cacca

Vinto il naturale riserbo, per non dire ribrezzo, nel considerare questa materia, ecco 10 curiosità scientifiche e tecnologiche sulla cacca. Guarda anche il famoso modo giusto per farla.

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Quanta ne facciamo? Cerchiamo di farla sparire in fretta, eppure, nell’arco di una vita, ognuno di noi ne pro­duce almeno 6 tonnellate. Ogni volta che mangiamo ci vogliono dalle 2 alle 8 ore affinché il pasto attraversi i 7 metri dell’intestino, dove subisce una straordinaria se­rie di trasformazioni chimiche per essere assimilato dall’organismo. Nell’intestino tenue enzimi e succo pancreatico trasformano chimicamente le molecole, in modo che possano essere assorbite dalla parete intestinale. Ciò che avanza prosegue verso il colon, dove, prima dell’espulsione, viene disidratato e poi concentrato.

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Per quanto tempo si può fare a meno di farla? L’atto dell’evacuazione è molto soggettivo e dipende dal tipo di alimentazione, dalla quantità di fibre ingerite, dallo stile di vita, dall’attività fisica. L’attività è regolare se espletata 3-4 volte a settimana.
Può anche capitare, come fatto isolato, che si evacui una sola volta in una settimana, come accade quando si è in vacanza e si cambiano abitudini alimentari e orari.
Un caso limite: agli astronauti, se non introducono fibre, può accadere di andare di corpo una volta in un mese. Ma non fa bene: nei casi gravi si arriva a dolori cronici e occlusione intestinale.

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PErché puzza? E si può farla puzzare di meno? La colpa dell'odore sgradevole è soltanto di alcuni composti, in particolare le tracce di zolfo e le le molecole di ammonia­ca e trimetilammina.
I giapponesi, sensibili alla puzza, hanno sviluppato alcune pillole che, nell’intestino, disgregano le molecole di ammonia­ca e trimetilammina. Delle “Etiquet­te Up”, in commercio dal 1994, è stato venduto oltre un milione di flaconi, mentre le concorrenti “Etiquette”, nella foto, lanciate nel 1997, in 6 mesi hanno venduto più di 600 mila confezioni: sulla scatola c’è scritto «la gente è responsabile dei propri odori».
Le “Odafree”, vendute negli Usa, promettono risultati strabilian­ti dopo solo tre giorni di utilizzo. Unico effetto collaterale, la cacca si colora di verde.

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Arma di distruzione? Pamela Dalton, ricercatrice del centro Monell di Chimica dei sensi di Filadelfia (Usa), è una grande esperta di puzze. Soprattutto di quella della cacca. Danton - si fa fatica a crederlo, ma è proprio così - ha lavorato a un progetto militare degli Usa per realizzare una bomba puzzolente, non letale ma in grado di togliere al nemico ogni spirito ag­gressivo. La cacca si è dimostrata la più efficace nel mettere in fuga l’esercito più agguerrito. Se fosse letale, il nome è facile da trovare: "la morte marrone".

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Un odore che va al cervello L'odore di feci ci coinvolge nel profondo. L’ha dimostrato, con una serie di test, sempre Pamela Dalton (quella della bomba della didascalia precedente). Quando annusiamo odori sgradevoli, come per esempio quello della carne che sta marcendo, il cervello reagisce coinvolgendo l’area della cortec­cia olfattiva primaria. Ma quando si tratta di cacca, si attiva il siste­ma limbico, la parte più interna del cervello, associata alle reazioni più primordiali ed emotive.

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Di che cosa è fatta Le feci umane sono composte per il 75% di liquidi e per il 25% di materiale solido, per lo più fibre di cellulosa e cheratina. Il 30% del peso a secco è costituito da batteri, provenienti dalla flora intestinale, mentre un altro 15% sono sostanze inorganiche, soprat­utto calcio e fosfati, che, ripuliti e separati, potrebbero diventare es­senziali per il futuro dell'umanità.
Oro marrone. Secondo Carlo Leifert, docente dell’Università britannica di Newcastle «corriamo il rischio, nel giro di 60 anni, di esaurire le risorse naturali di fosforo, soprattutto minerale, estratte in Nord Africa: sono fondamentali per arricchire i terreni agricoli». Per scongiurare il rischio di non poter più coltivare grano e altri prodotti essenziali, si potrebbero usare come fertilizzan­ti le deiezioni umane. In Europa è proibito.

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C'è chi la trapianta È sgradevole al pensarci, per chi la somministra e per chi la riceve… È la “batterioterapia fecale”, detta anche trapianto fecale. È usata per contrastare il Clostridium difficile, batterio che si trova normalmente nella flora intestinale ma se prende il sopravvento può causare diarrea o una patologia grave come la colite pseudomembranosa.
La batterioterapia fecale consiste nel ricolonizzare l’intestino del malato con la flora batterica “buona”, che compete col batterio. Ottenuta da feci di un donatore sano, testate perché siano sicure, trattate, mixate con soluzione salina e inserite con un sondino nasogastrico o un clistere. La procedura è stata messa a punto dal gastroenterologo australiano Thomas Borody. Controversa per la preoccupazione che si trasmettano infezioni e la mancanza di studi ampi sull’efficacia, è usata da alcuni medici, dal Canada agli Usa.

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Chi la fa più grossa? Anche gli escrementi hanno il loro posto nel Guinness dei primati.
- I più piccoli sono quelli dell'acaro, che espelle palline grandi un millesimo di millimetro. Possono però trasmettere all’uomo allergie.
- I più imponenti sono quelli dell’elefante che produce da quattro a sei deiezioni cilindriche alla volta. Ciascuna di esse misura circa dieci centimetri di lunghezza e 12 di diametro. In un giorno ne vengono emessi da undici a diciassette.
- I meno visibili sono quelli prodotti dalla balena azzurra (nella foto), che li abbandona nel mare: una nuvola quasi trasparente, formata dai gusci dello zooplancton, il suo cibo principale.
- I più riconoscibili (e temuti per le malattie che possono portare), sono quelli di topo: piccoli cilindretti scuri.

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Ma che bontà! Un escremento di elefante pesa mezzo chilo e, appena deposto, viene colonizzato da 4 mila scarabei. Gli insetti lo trasformano in tante palline e lo fanno rotolare fino alla tana, dove lo sotterrano. Per loro è una riserva di cibo.

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Energia marrone La cacca? Non è solo uno scarto: si può usare per produrre corrente elettrica. I pionieri nel campo sono i cinesi che vogliono portare a 50 milioni, da 20 milioni che erano nel 2005, le abitazioni dotate di un sistema di produzione del biogas dagli scarichi dei wc.
Negli Usa Shulin Chen, della Washing­ton State University, ha creato un digestore anaerobico capace di trattare gli escrementi trasforman­doli in biogas e concime in 3 giorni, contro i 120 richiesti da un normale compostaggio.
Altri ricercatori americani sono riusciti a ricavare, dal letame bovino e suino, sostanze chimiche come i glicoli (impiegati nei liquidi antigelo e nei deodoranti) di so­lito ricavati dal petrolio. Fibre re­cuperate dal letame, e mischiate a materiale plastico, sono usate per produrre pavimenti per esterni. E c’è chi i fanghi fognari li usa come gioielli: a Tokyo si vendono orecchini e fer­macravatte prodotti solidificando i liquami delle fogne.

Quanta ne facciamo? Cerchiamo di farla sparire in fretta, eppure, nell’arco di una vita, ognuno di noi ne pro­duce almeno 6 tonnellate. Ogni volta che mangiamo ci vogliono dalle 2 alle 8 ore affinché il pasto attraversi i 7 metri dell’intestino, dove subisce una straordinaria se­rie di trasformazioni chimiche per essere assimilato dall’organismo. Nell’intestino tenue enzimi e succo pancreatico trasformano chimicamente le molecole, in modo che possano essere assorbite dalla parete intestinale. Ciò che avanza prosegue verso il colon, dove, prima dell’espulsione, viene disidratato e poi concentrato.