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6 cose da vedere al Food&Science Festival di Mantova (+1)

Alcuni appuntamenti da non perdere al Food&Science Festival di Mantova.

cibo
Riapre - con qualche cautela e un programma speciale - il famoso festival Food&Science di Mantova dedicato come sempre a cibo, agricoltura e scienza. | Shutterstock

Il Food&Science Festival sta per "invadere" Mantova: da venerdì 2 ottobre fino a domenica, la ciottà parlerà la lingua della scienza e del cambiamento. I temi e gli incontri sono molto interessanti. Ne abbiamo selezionato 6 (più uno) che ci sembrano tra i più interessanti

 

1) scoprire Come affrontare la crisi climatica e ambientale 
E come sfamarci se peggiora, se le risorse diventano sempre più scarse. Nel 2030 saremo dieci miliardi, e già ora stiamo sfiorando gli otto. Questo significa che dobbiamo modificare il nostro rapporto con l'ambiente, il modo di mangiare e quello di produrre cibo. Un problema particolarmente urgente nel nostro paese, dove morfologia del territorio e posizione geografica ci piazzano in prima linea sul fronte dei cambiamenti climatici, come sottolinea il giornalista Stefano Liberti, autore di Terra bruciata Come la crisi ambientale sta cambiando l'Italia e la nostra vita (Rizzoli).  [Sabato 3, ore 12.15 - Palazzo della Ragione. Il relatore sarà collegato in streaming]

 

Ma cambiare il mondo un pomodoro alla volta si può. Come? Contaminando discipline diverse, dalla medicina alla cosmologia, dalla biologia marina alla genetica più avanzata, dall'agricoltura alla meteorologia. Da gesti piccolissimi nascono grandi esperimenti: per esempio stiamo studiando la straordinaria capacità di rigenerazione del mare per ricreare gli ecosistemi che abbiamo distrutto. Come spiega la giornalista scientifica Agnese Codignola, autrice di Il destino del cibo (Feltrinelli), il cibo che mangiamo può essere sano, sostenibile e giusto nei confronti del pianeta, degli animali e dell'uomo. Con l'aiuto della tecnologia e il coraggio della scienza. [Domenica 4, ore 14.30 - Piazza Leon Battista Alberti] 

 

2) CAPIRE QUANTA TECNOLOGIA C'è NELL'AGRICOLTURA

Come contribuire, dunque, a produrre più cibo, usare meno risorse e rispettare l'ambiente? Provano a rispondere in maniera esaustiva Focus con il saggista Antonio Pascale e Mauro Mandrioli, Professore di Genetica all'Università di Modena e Reggio Emilia: lo fanno spiegando che, per affrontare questa importante sfida, oggi abbiamo a disposizione anche le nuove opportunità offerte dai big data, dalla genetica e dall'automazione. La "nuova rivoluzione" necessaria a far sì che produttività vada di pari passo con sostenibilità ed equità, dovrà introdurre nuovi strumenti (tra cui droni e sensori), nuove varietà vegetali e un modo differente di coltivare i campi per usare meno acqua, meno insetticidi e meno fertilizzanti (raccogliendo e analizzando grandi quantità di dati). Del resto, non è una novità: la storia dell'agricoltura è una storia continua di innovazione [Sabato 3, ore 16:30 - Piazza Mantegna]. 

 

Gli appuntamenti del festival, in presenza e online (gratuiti e visibili sul sito del Festival) si terranno in diversi luoghi della città: un vero e proprio "viaggio" per esplorare l'argomento a 360 gradi, spaziando dalla medicina all'agricoltura, dall'alimentazione alla tecnologia, dalla comunicazione all'innovazione. Per scorrerli tutti e avere un'idea completa, potete consultare direttamente il programma. | Shutterstock

3) CONOSCERE I GUARDIANI DELLA BIODIVERSITà

Il genetista Nikolaj Vavilov era un tipo tenace e lungimirante. Quando decise agli inizi del Novecento di girare mezzo mondo per studiare come produrre nuove varietà di piante in grado di rendere di più e di adattarsi ai diversi climi dell'Unione Sovietica sapeva di affrontare una sfida difficile. Prendendo spunto da Vavilov, Marco Boscolo ed Elisabetta Tola sono andati a conoscere i "guardiani" della biodiversità agricola che hanno imparato la sua lezione: ricercatori, contadini e artigiani che oggi stanno innovando l'agricoltura, recuperando le varietà e i semi locali che rischiano di scomparire, sostituiti da prodotti industriali uguali in tutto il mondo, ma poco adatti a far fronte agli effetti del cambiamento climatico. [Venerdì 2, dalle ore 17.30, dopo l'inaugurazione, al Teatro Bibiena e sabato 3 alle ore 15.30 - Piazza Mantegna].

 

4) Scoprire come funziona il gusto

Cosa ci spinge a preferire il dolce o l'amaro? È vero che la vittoria o la sconfitta della squadra per cui tifiamo modificherà il nostro comportamento alimentare? Perché il cioccolatino tondo ci sembra più zuccherato? Il nostro rapporto con il cibo è una questione straordinariamente ingarbugliata, e le interazioni fra cervello e  cibo sono innumerevoli; questo è il campo indagato dalla "neurogastronomia", studiato da Rachel Herz, neuroscienziata autrice di Perché mangiamo quel che mangiamo? (EDT), che ci invita a intraprendere un viaggio attraverso il corpo umano per capire come viviamo i sapori, come e quando entra in scena la nostra psicologia, non a caso tenuta attentamente in conto dalle aziende [Sabato 3 alle 16.45 - online].

 

Un ambito strettamente legato anche alla gastrofisica, campo di ricerca di Charles Spence, professore all'Università di Oxford, esperto del rapporto tra il cibo e i nostri sensi, che coinvolge non solo lingua e naso, ma anche colori, suoni, profumo, umore… [Sabato 3 alle 16.00 - Piazza Leon Battista Alberti]

 

Renderci conto di quanto le nostre abitudini alimentari siano influenzate da questioni sensoriali e fisiologiche può sicuramente aiutarci, a tavola e anche quando facciamo la spesa. 

 

5) CHIARIRSI LE IDEE SU SUPER FOOD E INTEGRATORI. UNA VOLTA PER TUTTE

Ma funzionerà davvero? Chissà quante volte ci siamo posti questa domanda leggendo su una rivista del frutto o del superfood all'ultima moda e dell'integratore che spopola tra le star. Che fare, allora, di fronte a questa offerta vastissima, apparentemente miracolosa? E a chi rivolgersi per fugare il sospetto della bufala? Focus e Renato Bruni, docente di Botanica e Biologia farmaceutica dell'Università di Parma, autore di Bacche, superfrutti e piante miracolose (Mondadori), analizzano insieme il mondo degli integratori e dei cibi dalle mille promesse e cercano di fare chiarezza dando utili dritte. [Domenica 4 alle 17:15 - Piazza Leon Battista Alberti]

 

6) scoprire cos'è una Data Sculpture Interattiva

Non fatevi impressionare dal nome, ma lasciatevi andare e mettetevi in gioco con Orgàna, una scultura digitale e interattiva (questo il significato di Data Sculpture Interattiva) ospitata all'interno della Loggia del Grano, per l'occasione trasformata in una sorta di enorme acquario: una gigantesca creatura, composta da organismi viventi provenienti da tutti i regni, con la quale è possibile interagire direttamente (ma anche da remoto, con una web app, e nei giorni successivi al Festival) alterando la sua evoluzione e il suo stato di salute. È la prima volta che in Italia viene esposta una scultura di dati vivente che reagisce al comportamento degli spettatori. Come si trasformerà? Come diventerà in futuro? Quali esseri viventi ne faranno parte? E tra questi, ci sarà ancora l'uomo? 

 

Il Palazzo Ducale di Mantova.
Il Palazzo Ducale di Mantova. | Shutterstock

7) E INFINE, MANTOVA DA NON PERDERE

"Mantova è una seconda Venezia!", annotava Montesquieu nel suo Viaggio in Italia. Che si concordi o meno, di sicuro non può che rimanere impresso lo skyline inconfondibile della città, vista dai suoi tre laghi. Un profilo disegnato dai Gonzaga, con l'apporto dei più grandi artisti del tempo, in primis Andrea Mantegna. 

 

Gioiellino da assaporare lentamente, a piedi, la patria di Virgilio racchiude nel suo centro storico le splendide residenze e i palazzi dei Gonzaga, qui rimasti per quattro secoli. Il giro può iniziare dall'ampia piazza Sordello, su cui affacciano diversi edifici di rilievo, come il Duomo e Palazzo Ducale, una sorta di "città nella città", con le sale affrescate, i giardini, i cortili e il Castello di San Giorgio, dove si trova La Camera degli Sposi del Mantegna. 

 

Chicca imperdibile Palazzo Te, la "residenza di campagna" dei Gonzaga, progettata da Giulio Romano: "In questo scrigno di richiami alla mitologia - scrive Paola Tellaroli nella sua Mantova, una guida (Odòs Libreria Editrice) - sarete a tu per tu con i destrieri preferiti dai Gonzaga, vi ritroverete inebriati tra dèi e satiri al banchetto di Amore e Psiche, mentre nella sala dei Giganti vi sembrerà letteralmente che il mondo vi stia per cadere addosso". 

"Il meglio di Mantova è chiuso, i suoi paesaggi sono interni come quelli dell'anima", scriveva Guido Piovene in Viaggio in Italia, nel 1957. La bellezza della città è infatti nascosta, ma vale la pena viverla anche fuori, soprattutto nelle sue piazze più caratteristiche e belle, come piazza delle Erbe: per sentire i profumi e i suoni del mercato del giovedì, immergersi nella storia nell'antichissima Rotonda di San Lorenzo,  ammirare  il Palazzo della Ragione ed entrare nella basilica di Sant'Andrea, che per Leon Battista Alberti era l'opera "più capace, più eterna, più degna…".

 

In pochi passi si prosegue con un'ulteriore immersione nella cultura, per ammirare le numerose opere della ricca biblioteca Teresiana, o per rimanere ammaliati dal fascino del Teatro Bibiena, immaginando di veder suonare un adolescente Mozart, proprio in quello che suo padre definì il teatro più bello del mondo. 

 

Dato che il cibo è il "principe" del festival e Mantova ne è la sua degna dimora, vale la pena ricordare alcune prelibatezze del posto: dalla Corte dei Gonzaga arrivano i tortelli mantovani, con il loro famoso ripieno a base di zucca e amaretti (pensate che tra città e provincia se ne contano ben 13 varianti!); altrettanto tipici il riso alla pilota, cucinato con la salamella, e gli agnolini in brodo o asciutti. I maiali, poi, qui son di casa (un milione e mezzo per 400mila abitanti) e in tavola non mancano mai i prodotti ad essi legati; ma visto che siamo in zona di laghi, non ripartite senza aver assaggiato il Luccio in salsa, anch'esso prelibatezza gonzaghesca. Dulcis in fundo… La Sbrisolona, mix di farine e mandorle, l'Elvezia, a base di zabaione e pasta di mandorle, eredità dei pasticceri del Cantone dei Grigioni, immigrati a fine '700; e, caratteristico proprio di questo periodo, il Sugolo, a base di mosto cotto.  

Info: comune.mantova.gov.it

 

2 ottobre 2020