Scienze

Vuvuzela: perché sono così fastidiose?

A rendere così insopportabili le vuvuzela, le trombe suonate negli stadi sudafricani durante le partite, non è solo il volume altissimo, è anche il nostro cervello, che non è programmato per gestire un suono monocorde di questo tipo. Ma seguire le partite senza il noioso sottofondo è possibile: ecco come fare.
(Notizia aggiornata al 17 giugno 2010)

Non è passata ancora una settimana dal calcio di avvio del mondiale sudafricano e le vuvuzela, le trombe di plastica suonate a gran fiato negli stadi, sono già diventate il simbolo piu rappresentativo di questa manifestazione. Un simbolo molto fastidioso che telespettatori, calciatori e addetti ai lavori sono costretti loro malgrado a sopportare per i 90 minuti di ogni partita. Intervallo compreso. Ma cosa rende così sgradevole il suono di questo strumento?

Pernacchie in mondovisione
Lo spiega a New Scientist Trevor Cox, presidente dell'Istituto Britannico di Acustica e ingegnere acustico presso l'ateneo di Salford. La vuvuzela è una tromba molto allungata che viene suonata facendo... una pernacchia nell'imboccatura: le vibrazioni del labbro mandano in risonanza il cono dello strumento che produce di conseguenza il caretteristico suono. Un bravo musicista sa ottenere dalla vuvuzela il suono basso e profondo di un corno da caccia, ma il tifoso medio difficilmente riesce a superare un livello che potrebbe essere definito come il barrito di un elefante stonato: questo accade perchè è molto difficile mantenere costante e consistente il flusso di aria all'interno della tromba. E migliaia di vuvuzela suonate contemporaneamente a ritmi e volumi diversi danno origine al caratteristico effetto che tutti abbiamo sentito in TV in questi giorni: un enorme sciame di insetti che ronza sopra il campo di gioco.

Più forte di Vasco, di Bruce e del Liga
Se trovate insopportabile il suono delle vuvuzela avete le vostre buone ragioni: uno studio condotto all'Università di Pretoria (Sud Africa) dimostra che a 1 metro di distanza prodocuno suoni a più di 116 decibel, più che sufficienti a danneggiare l'udito (il Comune di Milano prevede un tetto massimo di 80 decibel per i concerti a San Siro). E una folla di vuvuzela che suona per 90 minuti ininterrottamente può portare a una perdita temporanea dell'udito tra gli spettatori (guarda video in basso).
Ma ciò che le rende particolarmente fastidiose è il suono monocorde. Il nostro udito ha una funzione ancestrale: quella di avvisarci del pericolo, per esempio dell'avvicinarsi di un predatore. Per fare questo il nostro cervello ricerca nei suoni i cambiamenti improvvisi e tende a ignorare i rumori continui e persistenti come quello delle vuvuzela stonate. Ma se il volume del suono è molto alto, per il nostro cervello escluderlo diventa impossibile. E questo genera il "fastidio".

Trucchi &r imedi
Se volete godervi le partite senza il fastidioso sottofondo potete provare a seguirle online dopo aver installato sul vostro PC questo filtro sviluppato dal Centre for Digital Music Queen Mary dell' Università di Londra: abbatte le frequenza dei 230 Hz su cui suonano le vuvuzela. In alternativa, se avete un televisore di ultima generazione, potete entrare nelle impostazioni dell'audio e abbassare manualmente questa frequenza.
Ma c'è anche chi si è innamorato del suono delle vuvuzela: una delle application per iPhone attualmente più scaricata è proprio quella che riproduce sul telefonino della mela il noioso rumore. E l'effetto Sud Africa è assicurato, anche nel salotto di casa.

Storditi dalle vuvuzela

17 giugno 2010
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