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Coronavirus: artificiale o naturale?

Chiedersi qual è l'origine del SARS-CoV-2 è lecito. La risposta? Ad oggi non vi sono evidenze scientifiche che supportino l'ipotesi di un'origine artificiale.

Sin dal primo focolaio di CoViD-19 a Wuhan, l'ipotesi più credibile sulla comparsa di questo nuovo coronavirus è stata quella del salto di specie (in gergo, spillover), un evento comune in natura, già alla base di altre pandemie (ad esempio l'AIDS). Tuttavia si è iniziato a dubitare subito dell'origine naturale di SARS-CoV-2, sostenendo che fosse il risultato di una manipolazione genetica da parte dell'uomo, addirittura ideato come arma batteriologica o fuoriuscito per errore da un laboratorio.

In un primo momento, a supporto delle teorie sull'artificialità del virus ci sono state le parole di Luc Montagnier (Nobel per la Medicina 2008), che ha ipotizzato una manipolazione umana per via della presenza di sequenze genetiche del virus dell'HIV-1 nel genoma del SARS-CoV-2. Recentemente il dibattito sull'origine del nuovo coronavirus si è riacceso a causa delle dichiarazioni della virologa cinese Li-Meng Yan che, nel suo cosidetto Yan Report di metà settembre, discute di come il virus potrebbe essere stato prodotto in laboratorio partendo da due coronavirus di pipistrello (ZC45 e ZXC21), da lei identificati come i parenti più vicini del SARS-CoV-2.

Che cosa sappiamo oggi. Le sequenze genetiche del SARS-CoV-2 sono pubbliche e disponibili alla comunità scientifica mondiale, perciò possono essere facilmente analizzate. Questo ha permesso di verificare che nessuna sequenza di HIV-1 è presente nel SARS-CoV-2, e che le regioni genomiche a cui ci si riferisce sono molto piccole e condivise con centinaia di specie viventi (Xiao et al., 2020). Inoltre, ulteriori analisi filogenetiche hanno dimostrato che sono presenti in natura virus evolutivamente molti più vicini al SARS-CoV-2 rispetto a ZC45 e ZXC21 (Andersen et al., 2020). Ciò significa che alcune caratteristiche etichettate nello Yan Report come frutto dell'ingegneria genetica, sono già presenti in virus che circolano in natura.

Il virus più simile al SARS-CoV-2 finora identificato è un coronavirus di pipistrello chiamato RaTG13, il quale presenta una sequenza genica identica a quella di SARS-CoV-2 per il 96,2% (Zhou et al., 2020). Tale similarità indica che è probabilmente uno dei suoi precursori: tuttavia, il 3,8% di differenza suggerisce che non ne è il diretto progenitore. Il SARS-CoV-2 è stato sicuramente trasmesso agli esseri umani attraverso una o più specie intermedie in cui sarebbe evoluto ulteriormente.

Anche se resta ancora da comprendere l'intero processo evolutivo che ha portato il SARS-CoV-2 ad acquisire l'attuale forma, tutti i dati scientifici raccolti fino ad oggi smentiscono le teorie a supporto dell'origine artificiale e ci indirizzano verso quella dell'origine naturale.

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L'Osservatorio della cattiva Scienza è una rubrica a cura di Simone Di Giacomo e Simona Paglia, biologi del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell'Università di Bologna.

26 ottobre 2020
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