Coreani pronti a resuscitare il mammuth. Sarà vero?

Un discusso scienziato coreano si dichiara pronto a clonare e riportare in vita il mammuth. Sarà vero? Ma soprattutto, è proprio necessario?

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Dai musei agli zoo: nel giro di un paio d'anni i mammuth potrebbero essere tra noi. (© foto REUTERS/Sergei Karpukhin)

Un team di scienziati sud coreani della Sooam Biotech Research Foundation ha stretto un accordo con l'Università della Russia Nord Orientale per clonare e riportare in vita un mammuth. Il progetto, che è stato reso noto qualche giorno fa dall'agenzia di stampa coreana Yonhap e immediatamente ripreso da tutti i media del mondo, non nasce però sotto i migliori auspici.

Scienziati pazzi (e bugiardi)
Il suo ideatore, il professor Hwang Woo-suk, nel 2004 era balzato agli onori delle cronache  per aver dichiarato di essere riuscito a clonare un embrione umano: la notizia si era però rivelata un clamoroso falso e la credibilità del ricercatore ne era uscita a pezzi.
Per clonare il mammuth Hwang Woo-suk e il suo team propongono una tecnica che sembra uscita dai laboratori di Jurassik Park: l'idea è quella di estrarre il DNA da uno dei fossili degli animali conservato nei ghiacci della Siberia e  inserirlo nel nucleo di un ovulo prelevato da un moderno elefante indiano. Gli embrioni così ottenuti verrebbero impiantati in un'elefantessa che dovrebbe portare a termine i 22 mesi di gravidanza,  partorendo alla fine un piccolo ibrido metà mammuth e metà elefante indiano. (Alla scoperta della pianta estinta 32.000 anni fa)
Woo-suk, che ne suo repertorio di animali clonati vanta già un coyote americano e il primo cane, ha dichiarato ai media che entro la fine dell'anno avrà pronto il DNA dell'animale preistorico e sarà pronto ad iniziare il suo, discutibile, esperimento.

Lo zoo degli animali preistorici
Tecnologie a parte, sull'opportunità o meno di riportare in vita animali estinti la comunità scientifica è divisa: secondo molti ricercatori le specie resuscitate potrebbero infatti sfuggire al controllo e ritrovarsi a vivere in un ambiente totalmente diverso da quello di origine.
Ci sono poi i dubbi di natura etica: e se qualcuno riportasse in vita un uomo di Nenaderthal o uno dei nostri antichi progenitori?
Qualche anno fa la rivista New Scientist ha pubblicato una "resurrection list" dedicata agli animali che potrebbero avere la maggior probabilità di essere riportati in vita con successo: tra questi la tigre dai denti a sciabola, il dodo, estinto alla fine del 1600, la tigre della tasmania, scomparsa nel 1936, l'alce irlandese, un enorme cervo vissuto 8000 anni fa, l'orso gigante dalla faccia corta, un trisavolo del moderno grizly alto sei metri ed estintosi da 11.000 anni e il rinoceronte lanoso, diffuso in Europa e Asia durante il Pleistocene superiore, del quale esistono numerosi esemplari conservati nel permafrost.
Dal punto di vista scientifico il progetto dei coreani non ha comunque scatenato gli entusiasmi attesi: nei tessuti  congelati per molto tempo il DNA tende a frammentarsi e trovare filamenti integri può essere molto difficile.

Per approfondire: la storia della clonazione in questo multimedia

19 Marzo 2012 | Franco Severo