Come si prende l'influenza?

Non è del tutto chiaro, ma un nuovo studio mette qualche punto fermo.

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“È nell’aria” si sente dire tante volte dell’influenza. In effetti, seppure abbiano chiare alcune idee di base su come il virus può passare da una persona all’altra, neppure gli scienziati conoscono tutti i dettagli su come funziona la trasmissione del virus. Ora uno studio di ricercatori di varie università cinesi, uscito sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science, aggiunge alcuni tasselli al quadro.

 

Col tocco o col respiro. Potenzialmente, i modi di trasmissione dell’influenza sono tre:

  1. toccando le secrezioni di una persona malata, e poi le proprie mucose;
  2. venendo in contatto, sempre attraverso le mucose, con le goccioline di fluidi respiratori “sparati” nell’aria da tosse e starnuti della persona malata e che si depositano a breve distanza, oppure
  3. attraverso particelle virali molto più piccole che rimangono sospese nell’aria e possono essere depositate anche a considerevole distanza dall’“untore” e respirate da chi si infetterà a sua volta.

 

Benché tutti e tre questi modi di trasmissione possano in teoria valere per l’influenza, non è ben chiaro quale sia quello che più frequentemente avviene nella pratica. Scoprirlo non è una questione di lana caprina: sapere come si trasmette il virus potrebbe permettere di fare qualcosa per cercare di prevenire i contagi. Per esempio, se la trasmissione avviene principalmente attraverso particelle aeree molto piccole, le comuni mascherine di protezione non servono a granché.

 

Furetti influenzati. I ricercatori cinesi hanno congegnato un esperimento per cercare di far luce sulla questione. I loro soggetti di studio sono stati i furetti, animali molto utilizzati nello studio dei virus influenzali, di cui si ammalano come le persone. Nello studio di come avviene il contagio, normalmente gli animali vengono tenuti in gabbie, tutti insieme, o separate a varie distanze, per distinguere tra la capacità di un virus di trasmettersi via contatto stretto, oppure tramite le goccioline respiratorie cariche di virus. Per capire se e con quale efficienza il virus possa trasmettersi nell’aria, i ricercatori hanno ideato un dispositivo con un filtro in grado di separare le particelle con il virus a seconda della loro misura: lasciar passare le più grandi e trattenere nella camera dove si trovano gli animali solo quelle più piccole di una certa misura.

 

virus in viaggio. Ne è risultato che il virus è in grado di trasmettersi viaggiando, per così dire, a bordo di particelle delle dimensioni di almeno 1,5 micrometri (il micrometro è un millesimo di millimetro), e fino a dieci volte maggiori. In sostanza i ricercatori hanno confermato che, come si pensava, il virus può trasmettersi efficientemente anche attraverso particelle molto piccole sospese nell’aria, sebbene in modo meno efficiente che attraverso goccioline più grandi di fluidi. I ricercatori hanno notato differenze tra un virus e l’altro nell’efficienza della trasmissione. Il virus H1N1, per esempio, quello dell’influenza suina, “viaggia” bene anche a bordo di particelle molto piccole.

 

E nel nostro caso? Esaminando la trasmissione dei virus, i ricercatori hanno anche notato un altro fatto: il virus si trasmette meglio nei giorni che precedono l’inizio della febbre. Quando la malattia è conclamata la capacità di trasmissione del virus diminuisce progressivamente nel giro di cinque giorni. Vale per i furetti, ma con buona approssimazione potrebbe valere anche per noi. E, comunque, il sistema inventato potrà aiutare a stabilirlo con più precisione.

19 Febbraio 2018 | Chiara Palmerini