Com'è delicato il cuore della Terra

Negli ultimi mesi sono numerose le ricerche nate attorno al nucleo terrestre. L’ultima ci aveva raccontato come le temperature terrestri siano più elevate...

Negli ultimi mesi sono numerose le ricerche nate attorno al nucleo terrestre.
ci aveva raccontato come le temperature terrestri siano più elevate di quanto si pensava.
altri ricercatori avevano scoperto che il nucleo terrestre ruota indipendentemente rispetto al resto della Terra. Ora un’altra ricerca ci dice che il nucleo roccioso solido di ferro che si trova nel cuore del nucleo della Terra, non è così forte e resistente come si potrebbe ipotizzare pensando ad una massa di ferro. In base ai risultati di una nuova ricerca di due ricercatrici della Stanford University, che sono stati ottenuti grazie a particolari esperimenti che hanno simulato le pressioni presenti nel nucleo del pianeta, si è arrivati a determinare che il ferro nel nucleo interno della Terra è solido e forte soltanto del 40% rispetto alle precedenti stime. La ricerca ha permesso per la prima volta di misurare sperimentalmente gli effetti sul ferro sottoposto ad una pressione di 3 milioni di atmosfere. Spiega Arianna Gleason, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Geologiche ed Ambientali e autrice principale della ricerca che ha pubblicato i risultati su Nature Geoscience: "La resistenza e forza del ferro sotto queste pressioni elevatissime è incredibilmente debole". Wendy Mao, co-autrice della pubblicazione, ha sottolineato: "I valori ottenuti possono aiutarci a comprendere meglio come il nucleo si deforma su lunghe ere geologiche e questo ha un’influenza importante sugli studi dell’evoluzione della Terra e dei pianeti in generale". Gli esperimenti in laboratorio Le due ricercatrici hanno realizzato i loro esperimenti utilizzando una gabbia di diamante che può esercitare immense pressioni su piccoli campioni di ferro. Quest’ultimo infatti è stato sottoposto a pressioni tra 200 e 300 gigapascal, ossia tra 2 e 3 milioni di volte la pressione terrestre. Gleason ha detto: "Abbiamo davvero spinto il limite le condizioni sperimentali e ciò è stato possibile grazie a nuove tecniche all'avanguardia nel generare enormi pressioni, ma anche rilevatori dalla sensitività maggiore, usando le strutture dei sincrotroni a raggi-X dell'Argonne National Lab". Al momento però i ricercatori non riescono a produrre insieme alle pressioni un altro elemento importante presente alle profondità di 5-6.000 km, ossia le temperature, che raggiungono i 6.000°C. Gleason e Mao stanno lavorando in quella direzione per i loro futuri studi.
20 Maggio 2013 | Luigi Bignami