I cambiamenti climatici aumentano il numero di fulmini

Tra gli effetti collaterali del progressivo riscaldamento del pianeta potrebbe esserci un consistente aumento nel numero di fulmini: lo afferma un recente studio condotto dai climatologi dell’Università di Berkley.

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| USFWS Mountain Prairie, Flickr

Più caldo, più fulmini. È la sintesi di un recente studio condotto dall’Università di Berkley che stabilisce una precisa correlazione tra il riscaldamento del pianeta e l’aumento del numero di fulmini che si generano nell’atmosfera.

Secondo David Romps e i suoi colleghi per ogni grado centigrado di aumento delle temperature dovremo aspettarci un incremento del 12% nell’attività elettrica nel cielo. Applicato agli Stati Uniti il modello prevede un incremento complessivo del 50% nella quantità di fulmini entro la fine del secolo. Ma cosa li lega al surriscaldamento nostro pianeta?

 

Nel tempo impiegato a leggere questa frase
sulla Terra sono caduti 200 fulmini.

 

Questione di energia. I ricercatori si sono concentrati su due elementi, le precipitazioni (cioè la quantità di acqua che cade al suolo) e la quantità di energia disponibile per creare colonne ascensionali di aria. Questi due fattori sono infatti responsabili dell’innesco del processo che scatena i fulmini. Per avere una scarica elettrica nell’atmosfera sono necessari acqua in tutti e tre gli stati (solido, gassoso e liquido) e nuvole in veloce movimento verso l’alto che mantengono le particelle di ghiaccio in sospensione. «I fulmini sono provocati dalla separazione delle cariche elettriche all’interno delle nuvole. All’aumentare della velocità di formazione delle nuvole e all’aumemtare della pioggia, cresce anche il numero di fulmini» spiega il ricercatore in una nota.

Confrontando la quantità di fulmini con i dati relativi alle precipitazioni e all’energia convettiva in un dato arco temporale, gli scienziati sono così riusciti a mettere a punto un modello in grado di prevedere con un'accuratezza del 77% le variazioni nell’attività elettrica dell’atmosfera sopra gli Stati Uniti. Questo algoritmo è stato quindi applicato a 11 modelli climatici differenti che non prevedevano significative riduzioni nell’emissioni dei gas serra nei prossimi 85 anni.

 

Risultati elettrizzanti. Le simulazioni hanno permesso agli scienziati di concludere che entro la fine del secolo gli Stati Uniti saranno mediamente più caldi di 4°C: ciò significa maggior vapore acqueo sospeso nell’atmosfera, più piogge e più energia. Che a loro volta si potrebbero tradurre in un aumento della quantità di fulmini: secondo i ricercatori + 50% entro il 2100.

Ciò che il modello, ad oggi, non riesce ancora a prevedere è dove colpiranno: «Le zone del pianeta che oggi sono più esposte ai fulmini potrebbero subirne ancora di più , ma non sappiamo quali» conclude lo scienziato.

 

20 novembre 2014 | Rebecca Mantovani