Quando un secondo fa la differenza

Un team internazionale di scienziati sta valutando se aggiungere un secondo ai nostri orologi. E la questione non è affatto di secondaria importanza.

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Quanto conta un secondo? Più di quello che si potrebbe credere (foto di Claber)
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Aggiungerlo o non aggiungerlo? Questo è il problema... Stiamo parlando del secondo intercalare, in inglese leap second, un aggiustamento manuale degli orologi atomici mondiali utilizzato dagli scienziati per mantenere il nostro sistema di misurazione del tempo perfettamente sincronizzato con la rotazione terrestre.
Introdotto per la prima volta nel 1971 dalla International Telecommunication Union, questo secondo “extra” è stato aggiunto fino ad oggi 24 volte (in media una ogni 18 mesi), l'ultima il 30 giugno 2012.

I costi del secondo

La questione non è di secondaria importanza, poiché ogni modifica manuale degli orologi atomici si riflette in una miriade di altre modifiche, altrettanto manuali, ai sistemi informatici di tutto il mondo con costi elevatissimi e rischi di errori non trascurabili. Le moderne tecnologie, dai sistemi di comunicazione, ai GPS, a Internet, per funzionare correttamente richiedono un riferimento temporale continuo e senza interruzioni. «Un secondo di oggi vale molto di più di un secondo di quarant'anni fa» ha spiegato alla stampa Ron Beard, responsabile dell' International Telecommunication Union.
Ogni secondo sulle reti digitali transitano milioni di messaggi di diverso tipo: pagamenti, email, calcoli per le rotte degli aerei, transazioni bancarie. Aggiungere un secondo nel momento sbagliato potrebbe facilmente mandarle in tilt, con effetti collaterali difficili da prevedere.

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Scienziati divisi
Ecco perché i “signori del tempo”, lo scorso venerdì si sono incontrati per valutare se continuare o meno l'utilizzo del secondo intercalare. I fautori della sua abolizione mettono sul piatto i costi economici e i rischi derivanti dall'introduzione arbitraria di questo breve ma importante attimo. Chi invece vorrebbe continuare a farne uso sottolinea come in soli 100 anni gli orologi atomici potrebbero rimanere indietro di ben 15 secondi rispetto alla rotazione della Terra.
La riunione si è però conclusa con nulla di fatto e ogni decisione è stata rimandata al 2015. Nel frattempo gli scienziati lavoreranno alla messa a punto di sistemi di variazione temporale continui, più affidabili di quelli attualmente disponibili e che non necessitino la sospensione di servizi che oggi sono, di fatto, impossibili da interrompere.

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24 settembre 2013 | Rebecca Mantovani