Scienze

Cellule speciali nel cervello di Einstein

Le cellule a stella potrebbero essere il segreto del genio di Einstein. Secondo una nuova ricerca condotta da un team internazionale di scienziati, tra cui un italiano Andrea Volterra, che noi...

Il genio di Einstein regolato da cellule speciali
Le cellule a stella potrebbero essere alla nbase del genio di Einstein. Secondo una nuova ricerca condotta da un team internazionale di scienziati, tra cui un italiano Andrea Volterra, che noi abbiamo intervistato.

Albert Einstein, fisico e matematico
tedesco, aveva un numero eccezionale
di astrociti nella corteccia cerebrale.


Il segreto dell’intelligenza di Einstein non dipendeva dai neuroni particolarmente sviluppati, ma dagli astrociti, cellule speciali che fungono da interruttori della trasmissione delle informazioni. Di astrociti, infatti, il genio della fisica ne aveva più delle persone “normali”. A scoprirlo è uno studio sull’intelligenza umana condotto dall’Università di Losanna in collaborazione con l’Università di Padova e quella di Oslo.

Interruttori dell’intelligenza…
Punto di partenza della ricerca è una ricerca del 1985 sul cervello dello scienziato tedesco: «Lo studio sul cervello di Einstein fu un conteggio del numero di astrociti in due aree della corteccia cerebrale tra quelle più coinvolte nelle funzioni cognitive superiori» spiega Andrea Volterra, biologo all’Università di Losanna, a Focus.it.
Einstein infatti aveva lo stesso numero di neuroni della maggioranza degli individui ma un numero superiore alla media di astrociti, le cellule a forma di stella in grado di accendere e regolare il flusso di informazioni. Cellule quindi tutt’altro che accessorie, come si è sempre creduto. «La base cellulare della memoria» prosegue Volterra «sta nella malleabilità delle sinapsi, le zone dei neuroni deputate alla trasmissione e all’integrazione delle informazioni. Fino ad ora pensavamo che questa capacità dipendesse dai neuroni. Il nostro studio invece dimostra che gli astrociti, posizionati accanto alle sinapsi, sono in grado di modificarne la forza». Insomma, dei veri e propri regolatori dell’intelligenza e della memoria.

…e delle malattie
Ma Einstein a parte, quanto questa ricerca potrà aiutare noi comuni mortali? Secondo il ricercatore i risvolti più importanti saranno nella cura delle disfunzioni cognitive e della memoria, prima tra tutte il morbo di Alzheimer. Un’ipotesi è che la malattia possa dipendere da un malfunzionamento di queste cellule regolatrici. Al contrario, un eccessivo funzionamento degli astrociti porterebbe ad un’attività troppo intensa delle sinapsi, causando per esempio patologie come l’epilessia.

(Notizia aggiornata al 2 marzo 2007)

2 marzo 2007
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Albert Einstein amava la vita, la fisica e odiava le regole. Osteggiato in patria e osannato nel mondo, vinse molte battaglie personali e scientifiche. A cento anni dal Nobel, il ritratto del più
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