Scienze

Buco dell'ozono: e se non si stesse rimarginando affatto?

Negli ultimi 4 anni, il buco nell'ozono sembra essersi espanso: uno studio - contestato - ipotizza che la sua "guarigione" non sia affatto scontata.

Il contenimento del buco dell'ozono potrebbe non procedere celermente come si sperava: un nuovo studio che ha preso in considerazione le sue dimensioni negli ultimi anni, e che l'ha trovato più largo e più profondo, mette in dubbio che il pieno recupero dello strato di ozono stratosferico sopra l'Antartide possa avvenire entro qualche decennio, come da tempo si auspica. La ricerca, che ha sollevato diverse voci critiche all'interno della comunità scientifica, è stata pubblicata su Nature Communications.

Un successo internazionale. Negli ultimi anni si sono susseguiti studi molto ottimisti circa le capacità di recupero dello strato di ozono d'alta quota, che filtra i raggi ultravioletti e ci scherma da radiazioni potenzialmente dannose. La progressiva rinuncia mondiale a sostanze che impoveriscono l'ozono come i clorofluorocarburi (CFC), composti chimici un tempo usati come gas refrigeranti in frigoriferi e condizionatori e capaci di interagire con l'ozono stratosferico, ha funzionato: grazie all'accordo, firmato nel 1987 e noto come Protocollo di Montréal, il buco nello strato di ozono in alta quota si è ridotto negli ultimi decenni, mentre i livelli di sostanze dannose per l'ozono sono diminuiti.

Alcuni anni "no". La nuova ricerca condotta dagli scienziati dell'Università di Otago in Nuova Zelanda si basa sull'analisi delle fluttuazioni giornaliere e mensili del buco dell'ozono sopra l'Antartide tra il 2004 e il 2022: la conclusione è che l'area erosa è stata "straordinariamente massiccia" tra il 2020 e il 2022, e che la quantità di gas di ozono contenuta al centro del "buco" è molto inferiore rispetto a quella presente 19 anni fa. «Ciò significa che il buco non è soltanto più largo quanto a superficie, ma è anche più profondo durante la maggior parte della primavera», dice Hannah Kessenich, prima autrice dello studio.

Soltanto una fase... La quantità di ozono stratosferico sopra alle regioni polari, dove l'assottigliamento avviene in modo più marcato, ha un andamento ciclico e fluttua naturalmente in base alle stagioni: la riduzione di ozono avviene principalmente in primavera (tra maggio e ottobre in Antartide, dove la diminuzione di ozono può arrivare fino al 71%).

Proprio queste oscillazioni periodiche giustificano eventuali momentanei allargamenti del buco: la maggior parte della comunità scientifica non è preoccupata perché guarda al quadro generale e si concentra sull'innegabile recupero dello strato di ozono degli ultimi decenni. Non la pensano così gli autori del nuovo studio: temono che i cambiamenti climatici possano aver contribuito all'espansione del buco dell'ozono degli ultimi tre-quattro anni.

Che cosa può avere contribuito. Molti scienziati dissentono dalle conclusioni del nuovo lavoro, che a loro avviso non prende in considerazione eventi importanti che potrebbero aver momentaneamente contribuito all'erosione di ozono d'alta quota. Uno di questi è l'imponente eruzione del vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha'apai a gennaio 2022, che ha riversato nell'alta atmosfera terrestre enormi quantità di vapore acqueo, in grado di interagire chimicamente con l'ozono e di distruggerlo. 

Fenomeni climatici. Anche altri fattori potrebbero aver concorso alla momentanea ripresa del buco dell'ozono: è noto per esempio che negli anni de la Niña (come appunto il periodo 2020-2023), i vortici polari (aree di bassa pressione che stazionano sopra i poli) tendono ad essere più potenti e più freddi del solito. Una delle conseguenze è che le concentrazioni di ozono sono anche inferiori in quei periodi. Le preoccupazioni sollevate nel nuovo studio potrebbero quindi essere eccessive.

28 novembre 2023 Elisabetta Intini
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