Scienze

Boom sonico in nord Italia: che cosa è successo

Molte persone in Piemonte e in Lombardia hanno avvertito due forti boati: ecco la possibile spiegazione.

Nella tarda mattinata di oggi molte persone, soprattutto nell'area compresa tra Piemonte e Lombardia, hanno segnalato di aver avvertito due forti boati. Che cosa è successo? Probabilmente si è trattato di due boom sonici, cioè di boati prodotti dall'attraversamento del cosiddetto muro del suono da parte da caccia militari.

rotta, flightradar
La rotta del volo Air France che ha insospettito i piloti dell'Aeronautica Militare. © Flightradar24

Secondo una prima ipotesi, poi confermata dall'Aeronautica Militare, due jet si sarebbero levati in volo tra le 11:20 e le 11:30 per intercettare un aereo di linea (un Boeing 777 dell'Air France, decollato dall'aeroporto di La Réunion, isola francese nell'Oceano Indiano, e diretto a Parigi) che aveva perso il contatto radio con l'agenzia italiana del traffico aereo. I due Eurofighter dell'Aeronautica hanno raggiunto e identificato l'aereo francese e dopo aver verificato che avesse ripristinato i contatti radio, sono rientrati alla base.

Il Boeing dell'Air France ha proseguito regolarmente la sua rotta ed è atterrato a destinazione (nella foto qui sopra, la ricostruzione della rotta tratta dal sito Flightradar24).

Come avviene il boom. Come si generano questi boati? Perché si parla di muro del suono? Il fenomeno è dovuto al fatto che la resistenza dell’aria aumenta con l’aumentare della velocità dell’aereo, e diventa elevatissima (quasi una barriera fisica) quando la velocità si approssima a Mach 1 (circa 1.200 km/h al livello del mare, 1.050 km/h a 1100 metri di quota): in quel momento le molecole d’aria non hanno più il tempo di fare spazio all’aereo: si "accalcano" fino a urtare tra loro, provocando il famoso fenomeno del boom sonico.

Il primo supersonico. Il primo uomo che superò il muro del suono fu il generale americano Chuck Yeager, su un X-1, il 14 ottobre 1947. Yeager descrisse così la sua esperienza: «A un certo punto l’ago del machmetro cominciò a oscillare: salì a 0,965 e di colpo superò il limite. Ma tutto era così tranquillo che mia nonna avrebbe potuto sedersi accanto a me a sorseggiare una limonata». Due anni fa Leonard Weinstein, della Nasa, fotografò l’onda d’urto sfruttando il diverso modo in cui la luce attraversa gli strati d’aria a seconda della loro densità.

22 marzo 2018 Roberto Graziosi
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