Scienze

Batteri afrodisiaci guidano il sesso tra protozoi

Le secrezioni proteiche di un microbo ravvivano la passione tra cianoflagellati restii ad accoppiarsi in laboratorio. Lo stesso meccanismo potrebbe essersi innescato tra i primi organismi multicellulari.

Le secrezioni di un batterio hanno riacceso la scintilla tra protozoi normalmente poco interessati a riprodursi in laboratorio: una scoperta inaspettata che potrebbe spiegare parte delle interazioni tra organismi la cui vita sessuale è ancora poco compresa.

L'atteso segnale. I cianoflagellati (cioè protisti muniti di flagello) della specie Salpingoeca rosetta sono notoriamente pigri quando si tratta di accoppiarsi a comando. Qualche anno fa, per spingerne una piccola frazione a riprodursi ci vollero molti sforzi e 11 giorni. Ma ancora non si conosceva "l'ingrediente magico": quando Arielle Woznica, giovane ricercatrice dell'università della California Berkeley, ha aggiunto alla coltura il comune batterio Vibrio fischeri, in poche ore i cianoflaggellati si sono radunati per riprodursi.

Il cupido molecolare. Ulteriori osservazioni condotte insieme a ricercatori dell'università di Harvard hanno mostrato che i protisti stavano effettivamente generando prole geneticamente ricombinata, e che l'afrodisiaco era una proteina rilasciata dal batterio, che i ricercatori hanno deciso di chiamare EroS. Si tratta della prima prova scientifica di batteri che intervengono per regolare l'accoppiamento.

EroS è un enzima che strappa gruppi di zuccheri alle molecole sulla superficie dei cianoflagellati - zuccheri che questi organismi accumulano come riserve di energia. Questo segnale deve probabilmente indicare ai protisti che è tempo di riprodursi.

Manca l'atmosfera. Se altri protozoi usano input ambientali di questo tipo per iniziare l'accoppiamento, si capirebbe perché molti di questi organismi stentino a riprodursi nelle sterili condizioni di laboratorio. Inoltre, poiché i moderni animali multicellulari si sono evoluti probabilmente da antenati simili ai cianoflagellati, analoghi segnali proteici potrebbero aiutare gli spermatozoi a identificare le cellule uovo e farsi largo nel loro strato più esterno.

9 giugno 2017 Elisabetta Intini
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