Scienza

L'equinozio d'autunno quest'anno cade il 23 settembre 2018, ore 3:54

Che cos'è l'autunno per astronomi e meteorologi? Equinozio: davvero oggi notte e dì avranno la stessa durata? Perché si dice che l'inverno sta arrivando? Ecco le risposte a tutte le vostre domande.

I sentori di fine estate sono già evidenti, ma adesso l'autunno - quello "astronomico" - è anche iniziato ufficialmente, con l'equinozio d'autunno (appunto) che quest'anno cade il 23 settembre alle 03:54 ore italiane.

Dal punto di vista astronomico e degli equilibri del sistema Terra-Sole è uno dei due momenti dell'anno (l'altro è l'equinozio di primavera) in cui i raggi del Sole colpiscono la Terra in modo perpendicolare al suo asse di rotazione, e il terminatore (la linea immaginaria che divide la parte illuminata del pianeta da quella buia) passa esattamente sia per il Polo Nord, sia per il Polo Sud.

In questa giornata, alle nostre latitudini, il Sole sorge quasi esattamente a est e tramonta quasi esattamente a ovest.

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L'equinozio visto dal satellite Meteosat: il terminatore, il confine tra il giorno e la notte, passa esattamente per i poli. © Meteosat

Ci sono le stesse ore di luce e di buio? La durata del dì e della notte è simile, anche se non identica, come invece il termine latino aequinoctium (notte uguale) suggerisce. Durante gli equinozi, la differenza di durata tra il giorno e la notte è meno evidente che durante i solstizi (il solstizio d'inverno è il giorno con meno ore di luce, il solstizio d'estate è quello con meno ore di buio), ma comunque c'è: tra il dì e la notte ci sono alcuni minuti di scarto.

L'equilux, ossia il giorno in cui notte e dì hanno per davvero la stessa durata, si verifica qualche giorno dopo l'equinozio d'autunno e qualche giorno prima di quello di primavera. «L'equinozio corrisponde al momento esatto dell'evento astronomico. Non a quando il giorno e la notte hanno la stessa durata, nonostante spesso la si pensi così», spiega Matthew Holman, astrofisico dell'Università di Harvard.

Questo avviene perché, se è vero che durante gli equinozi il centro geometrico del Sole rimane sopra all'orizzonte per 12 ore, i raggi del Sole iniziano invece a inondare una regione della Terra prima che il disco solare sia completamente visibile (all'alba), per scomparire dopo che il suo centro geometrico è scomparso dalla vista. In pratica, i minuti che precedono e seguono la completa comparsa o il completo tramonto del Sole vanno a sottrarsi a quelli della notte. A questo prolungamento dei minuti di luce contribuisce anche la rifrazione dei raggi solari da parte dell'atmosfera terrestre.

Perché andiamo verso l'inverno? Mentre ci avviamo verso dicembre, l'emisfero settentrionale risulterà progressivamente sempre più inclinato nella direzione più lontana dal Sole, e riceverà quindi i suoi raggi con un'inclinazione maggiore, creando le condizioni per ombre più lunghe e per le fredde e corte giornate invernali.

Al contrario, l'emisfero australe andrà progressivamente inclinandosi in direzione del Sole, ricevendo i suoi raggi in maniera più diretta: nel sud del mondo, si va verso l'estate.

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La piramide di El Castillo (Chichen Itza, Messico): tra le celebrazioni legate agli equinozi una delle più sorprendenti è quella dei Maya, che costruirono una piamide in modo che un serpente di luce sembrasse scivolare sui gradoni durante gli equinozi di autunno e primavera. Il guizzo di luce collegava la testa del serpente piumato (alla base della piramide) alla coda della divinità, in cima. Vedi anche: come gli ultimi pagani festeggiano il solstizio d'estate. © Shutterstock

Questo avviene perché l'alternanza delle stagioni terrestri non dipende dalla vicinanza o dalla lontananza tra la Terra e il Sole - anzi, durante la nostra estate la Terra raggiunge l'afelio, ossia il punto dell'orbita più lontano dal Sole. Dipende invece dall'inclinazione dell'asse terrestre, che è di 23°27' rispetto al piano dell'orbita attorno al Sole: questo fa sì che i raggi del Sole non ci raggiungano sempre con la stessa angolazione rispetto alla superficie.

Perché il 23 settembre, e non il 21? La discrepanza tra l'inizio convenzionale dell'autunno - il 21 settembre - e l'avvio della stagione astronomica ha a che fare con la differenza, reale, tra l'anno tropico (o solare) su cui si basa il calendario gregoriano, e l'anno siderale (la durata dell'orbita della Terra attorno al Sole), che non è un "numero intero": è invece di 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi.

Per praticità, il nostro calendario conta 365 giorni, lasciando fuori, ogni anno, un po' più di sei ore: un ritardo che si ripercuote anche sulle date di equinozi e solstizi e che si recupera, ogni 4 anni, con l'aggiunta di un giorno a febbraio (l'anno bisestile). Per questo motivo, e fino al 2020, l'equinozio di autunno cadrà tra il 23 e il 22 settembre (mentre quello di primavera sarà, fino a quella data, il 20 e non il 21 marzo).

C'è solo sulla Terra? Anche gli altri pianeti del Sistema Solare hanno equinozi e solstizi, seppure con alternanze diverse da quelle che conosciamo sulla Terra. Su Mercurio, il cui asse di rotazione è quasi perpendicolare rispetto alla sua orbita attorno al Sole, è come se ci fosse un equinozio ogni giorno (che peraltro dura quasi 59 giorni terrestri...). Su Marte, il cui asse di rotazione è inclinato di un grado e mezzo in più rispetto a quello della Terra, le stagioni sono più simili a quelle terrestri: la durata del giorno è praticamente identica, mentre l'inverno dura 154 giorni anziché una novantina. Il record va però a Urano: il suo asse di rotazione è inclinato di oltre 90 gradi (in pratica, rotola lungo la sua orbita), i suoi giorni durano poco più di 17 ore terrestri, l'inverno dura ben 42 anni.

22 settembre 2018 Elisabetta Intini
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