9 cose da sapere su Lucy, la nostra "bisnonna"

Era alta circa un metro, pesava 25 kg e aveva 18 anni e camminava su due piedi, ma si nutriva di radici. È (forse) una nostra antenata diretta. Leggi anche un approfondimento su Lucy e l'origine della nostra specie

1. Dov'è stata trovata? I sedimenti della Rift Valley hanno creato l’ambiente ideale per la preservazione dei resti umani. Qui è stato scoperto lo scheletro dell'australopiteco “Lucy” (di 3,2 milioni di anni fa).
Nei giacimenti fossili della regione di Afar, nel bacino dell'Hadar, a una sessantina di chilometri da Addis Abeba in Etiopia, furono portati alla luce migliaia di frammenti fossili di ominidi vissuti 3-4 milioni di anni fa.

2. Perché è importante. Lucy sarebbe la “bisnonna” del genere Homo, comparso circa 2,5 milioni di anni fa. Con lei inizia l’evoluzione verso un cervello più grande, e l’uso di oggetti di pietra per macellare animali: con il passaggio dalla dieta vegetariana a quella onnivora, procurarsi carne in modo efficiente diventa un vantaggio.
Secondo Donald Johanson, tra gli scopritori dello scheletro di Lucy, l’uomo discende proprio da Lucy, cioè dalla specie. Per lei fu coniato anche il nome scientifico della specie: Australophitecus afarensis (da Afar, la zona del ritrovamento)

3. Chi era Lucy. Lo scheletro fossile di Lucy (qui nella copia esposta al museo di Addis Abeba, in Etiopia), manca delle estremità inferiori, ma le ossa delle gambe e il bacino dimostrano che la stazione eretta 3,2 milioni di anni fa era acquisita: gli ominidi si muovevano quasi sempre in quella posizione, non solo per alcuni tratti.
Era alta circa un metro e pesava probabilmente 25 kg. Lo spessore dello smalto dei denti, poi, indica che si nutriva prevalentemente di cibi piuttosto coriacei, probabilmente radici soprattutto.

4. Quanto era sviluppato il suo cervello? All’epoca, le foreste si erano quasi del tutto ritirate e in Africa Orientale si era diffusa la savana. Il bipedismo quindi non doveva essere più solo una variante della locomozione per passare da una macchia di foresta a un’altra, ma un adattamento fisso. Australopithecus afarensis aveva un cervello di 500 cm cubici, già più grande di quello di uno scimpanzé.
Nella foto una copia - con le parti mancanti - di Lucy esposta ad Addis Abeba.

5. In che cosa si è evoluta? Due milioni e mezzo di anni fa, gli afarensis si divisero in specie diverse. «Alcuni», spiega Johanson, «scelsero una dieta vegetariana, sviluppando denti robusti. Altri preferirono una dieta onnivora, ricca di carne. Mandibole e denti ebbero così meno da masticare (a parità di volume la carne nutre più dei vegetali) e rimpicciolirono. In compenso crebbe la scatola cranica. E con essa il cervello». Anche perché, per rompere le ossa e ricavare il nutriente midollo in esse contenuto, questi nipoti di Lucy inventarono i primi attrezzi di pietra.

6. Come morì. Difficile stabilirlo data l'antichità delle ossa, ma poiché nello stesso “strato” geologico sono stati ritrovati frammenti dei corpi di almeno 13 individui diversi, qualche studioso ha azzardato l'idea che il gruppo possa essere deceduto per una improvvisa catastrofe naturale (forse un'alluvione) e che Lucy e gli altri siano la più antica testimonianza archeologica del fatto che gli antenati dell'uomo vivevano già in gruppo. Secondo altri ricercatori, invece, Lucy morì cadendo da un albero. Quanti anni aveva quando morì? Circa 18 anni. Giovanissima? Non proprio: secondo i ricercatori l’aspettativa di vita degli esemplari di Australopithecus afarensis era di circa 25 anni.

7. Chi l'ha scoperta. L'australopiteco Lucy fu scoperta il 24 novembre 1974 dall’americano Donald Johanson (qui fotografato nel 1982). Poiché era il fossile più antico dotato di andatura eretta, fu subito collocata tra gli antenati diretti dell’uomo moderno. Ma non tutti sono d'accordo. Yves Coppens, studioso francese e coscopritore di Lucy, era convinto che al tempo di Lucy vivessero in Africa due australopitechi, ma che nessuno di essi fosse l’antenato dell’uomo. La questione è apertissima e ancora oggi gli appartenenti alle due fazioni, incrociandosi ai congressi, non si parlano neppure.

8. Da dove arriva il nome. La sera del ritrovamento, riuniti intorno al fuoco, i paleoantropologi le diedero un nome: la chiamarono Lucy, prendendo spunto da una delle canzoni che nell'accampamento venivano ascoltate di più: Lucy in the sky with diamonds, dei Beatles.

9. Dove si trova ora Lo scheletro di Lucy si trova presso il Museo Nazionale dell’Etiopia ad Addis Abeba, in una zona protetta e non visibile al pubblico. Nelle sale è esposta una copia dell'originale, che viene mostrato soltanto in occasioni speciali e ad alcune persone. Come il presidente degli Stati Uniti Obama, che ha avuto il privilegio di osservare da vicino Lucy quando ha visitato l'Etiopia nel luglio del 2015.

1. Dov'è stata trovata? I sedimenti della Rift Valley hanno creato l’ambiente ideale per la preservazione dei resti umani. Qui è stato scoperto lo scheletro dell'australopiteco “Lucy” (di 3,2 milioni di anni fa).
Nei giacimenti fossili della regione di Afar, nel bacino dell'Hadar, a una sessantina di chilometri da Addis Abeba in Etiopia, furono portati alla luce migliaia di frammenti fossili di ominidi vissuti 3-4 milioni di anni fa.