Australia: terremoti in comunicazione

Uno studio dimostra la connessione diretta tra due terremoti avvenuti in Australia nel 2012, nonostante abbiamo interessato due faglie differenti.

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L'analisi geofisica delle faglie e lo studio delle onde sismiche di due terremoti avvenuti in Australia nel 2012 fornisce la certezza che il secondo evento è stato innescato dal primo, pur essendo avvenuto lungo una faglia differente. È una ulteriore conferma del fatto che più sismi, anche se separati da mesi o anni, possono essere concatenati. | USGS

Era il giugno del 2012 quando, alle 20:53 ora locale un terremoto di magnitudo 4.9 ha fatto tremare la piccola città di Thorpdale, in Australia: il sisma venne avvertito anche a oltre 100 km di distanza, vicino a Melbourne. Circa un mese dopo, il 20 luglio, alle 11:19 un'altra scossa sismica di magnitudo 4.3 fece nuovamente sobbalzare la regione. Un secondo terremoto di tale intensità sarebbe stato considerato normale nel quadro generale della sismologia, tanto da essere considerato quello che impropriamente viene definito un terremoto di assestamento. E così è sembrato all'inizio.

 

Una nuova ricerca dimostra però che il primo terremoto, avvenuto all'interno di una faglia (ossia di una frattura della crosta terrestre in grado di muoversi) nota, innescò il terremoto in una faglia adiacente: «il che significa - affermano i ricercatori - che la prima faglia ha comunicato con la seconda in una lingua che solo la Terra è in grado di comprendere».

 

Reazione a catena. I geofisici hanno analizzato i dati di 13 stazioni sismiche in prossimità di Thorpdale, per monitorare i segnali delle onde sismiche originate dalle piccole scosse di assestamento previste dopo il primo terremoto. Quando però si è verificato il secondo sisma, a distanza di un mese, si è potuto stabilire, proprio grazie a quella rete di sismografi, che l'evento di magnitudo 4.3 non era un "semplice" assestamento, ma un evento completamente diverso.

 

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Agli occhi dei ricercatori, la conclusione è stata evidente grazie all'analisi approfondita del modo con il quale si erano verificati gli assestamenti: nelle prime 24 ore dal primo sisma vennero registrati 44 assestamenti; dopo una settimana le scosse erano diminuite a circa una al giorno e dopo 18 giorni non se ne verificavano più. Ma cinque giorni prima del secondo sisma ecco nuove scosse di lieve entità, seguite da altre 4 tre giorni prima, e dodici due giorni prima. Fatto ancor più notevole, le scosse si "spostavano" dalla posizione del primo sisma verso il punto dove si sarebbe verificato il secondo.

 

Sembra dunque che vi sia stato un trasferimento dello stress sismico cui erano state sottoposte le rocce vicino al primo terremoto: questo avrebbe consentito all'acqua intrappolata nelle porosità della crosta vicino al sito del secondo terremoto di penetrare nel secondo piano di faglia, facendolo muovere (l'acqua può agire da lubrificante dove vi sono due corpi rocciosi a contatto che possono muoversi).

 

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Non è la prima volta che un terremoto scatena un altro sisma nelle vicinanze, come nel caso dei terremoti in comunicazione tra loro lungo la faglia anatolica, che si estende per 1.500 km in Turchia. Questa faglia separa due placche tettoniche: la placca euroasiatica a nord e la placca anatolica a sud. Dal 1939 al 1999, lungo questa linea di frattura si sono verificati ben 12 terremoti di magnitudo superiore a 6.7, lungo una direttrice est-ovest, esattamente come se ci fosse un trasferimento di energia da oriente verso occidente.

 

22 giugno 2019 | Luigi Bignami