Ascolta il "vagito" dell'Universo infante

Cosa c’è di più bello che ascoltare il vagito di un essere vivente che viene alla luce? Poche cose al mondo. Forse di paragonabile c’è solo il vagito...

Cosa c’è di più bello che ascoltare il vagito di un essere vivente che viene alla luce? Poche cose al mondo. Forse di paragonabile c’è solo il vagito della nascita dell’Universo. Forse non potremo mai ascoltare cosa avvenne esattamente nell’atto della nascita, ma quello che è avvenuto non appena la radiazione è uscita dalla “nebbia” primordiale sì.

Il telescopio spaziale Planck ha fotografato la radiazione di fondo (

) e ora un ricercatore dell’Università di Washington, John Cramer, con una complessa trasformazione matematica, ha "tradotto"quella radiazione in un suono udibile dalle nostre orecchie. Il suono – che potete ascoltare nel filmato qui sotto – varia di frequenza e ciò è spiegato dall’espansione che l’Universo ebbe tra 300.000 e 760.000 anni fa.

[Il post continua sotto il video]

La radiazione cosmica di fondo  è un mare di microonde che pervade l’universo, ed è il residuo del Big Bang, l’esplosione che diede inizio all’universo. Fu prevista nel 1948 dai fisici George Gamow, Ralph Alpher e Robert Herman, e fu misurata per la prima volta nel 1965 da Arno Penzias e Robert Wilson, che nel 1978 vinsero il Nobel per la scoperta. Il satellite Cobe, lanciato nel 1989, fece un’analisi più precisa: scoprì che la radiazione cosmica di fondo non era perfettamente uniforme come rilevato inizialmente, ma che la sua mappa presenta “macchie” corrispondenti a zone leggermente più fredde e altre a zone più calde: queste macchie sono l’impronta digitale di ciò che avvenne nei primi istanti di vita dell’universo. Il secondo satellite che ha studiato nel dettaglio la radiazione fossile è stato WMAP, lanciato in orbita nel giugno 2001 e ancora operativo. L'ultimo satellite è stato Plank che «è fino a 10 volte più sensibile e ha una risoluzione angolare 3 volte maggiore» spiega Reno Mandolesi, direttore dell’Istituto di Astrofisica Spaziale di Bologna e responsabile dello strumento LFI per rilevare le onde radio a bordo di Planck.

 

02 Aprile 2013 | Luigi Bignami