Scienze

L'arma sonora che zittisce i nemici

Messa a punto negli Stati Uniti un'arma non letale che, grazie a un sapiente uso dell'eco, rende impossibile parlare e confonde i nemici.

Chi usa spesso Zoom, Google meet e sistemi di videoconferenza vari lo sa bene: dover parlare sentendo in cuffia l'eco della propria voce è un'esperienza decisamente fastidiosa, che in molti casi può rendere impossibile proseguire la riunione. Solitamente il problema si risolve invitando tutti i partecipanti all'incontro, tranne chi sta parlando (ovviamente!), a spegnere il microfono.

Che confusione! Forti di queste evidenze, gli esperti della US Navy hanno messo a punto un'arma non letale in grado di rendere impossibile a chiunque di parlare. L'idea è che una volta rese impossibili le comunicazioni tra commilitoni, sarà facile sbaragliare le truppe avversarie. Il nuovo sistema, chiamato handheld acoustic hailing and disruption (AHAD), è composto da un microfono ad alta sensibilità e da un potente sistema di speaker direzionali che rimandano indietro la voce di chi parla, ad alto volume e con un leggero ritardo. Un eco artificiale, insomma, che rende di fatto difficilissimo parlare, sia via radio sia di persona.

L'eco buono. L'arma sfrutta il principio del feedback uditivo ritardato, o DAF, una tecnologia utilizzata da tempo nel trattamento della balbuzie. Nei pazienti affetti da questo disturbo l'introduzione dell'eco della propria voce sembra ridurre, o addirittura eliminare il problema. In tutti gli altri, l'effetto è quello che conosciamo. Ci sono però alcuni individui che sono del tutto immuni all'arma sonora: si tratta di quelle persone abituate a parlare spesso in pubblico e che riescono in qualche modo ad isolarsi da quello che succede attorno a loro, così da non perdere il filo del discorso.

Non ascoltarti. Secondo i neuroscienziati sentire l'eco ritardato della propria voce mentre si parla mette in crisi il slstema di controllo della vocalizzazione: alcune persone iniziano a balbettare, altre smettono di parlare, altre non riescono più a formare frasi di senso compiuto. E nel bel mezzo di una battaglia, quando la capacità di comunicazione tra i soldati è fondamentale, gli effetti di questa nuova arma potrebbero essere anche esilaranti.

29 settembre 2021 Rebecca Mantovani
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