Scienze

Antropocene addio (per ora): siamo ancora nell'Olocene

Il termine Antropocene non entrerà ufficialmente nelle scale geologiche. Ma è indubbio che le tracce delle attività umane siano scritte nelle rocce.

L'Antropocene è morto. Lunga vita all'Antropocene è il titolo di un articolo apparso su Science che riporta una notizia molto ripresa in queste ore: i tentativi di inserire l'Antropocene nella scala temporale delle epoche geologiche si sono arenati sul nascere, dopo che la commissione di scienziati incaricata di ufficializzare l'inizio della presunta nuova fase ha votato contro la proposta di collocare nel tempo il suo inizio "ufficiale".

Antropocene: che cosa vuol dire? L'epoca geologica in cui attualmente ci troviamo è l'Olocene, il periodo che ha accolto lo sviluppo della società umana moderna, iniziato 11.700 anni fa con il termine dell'ultima fase glaciale che ha interessato l'emisfero settentrionale.

Tuttavia molti esponenti della comunità scientifica ritengono che i cambiamenti sostanziali portati dalle attività umane a partire dalla metà del 20esimo secolo abbiano condizionato in modo così pervasivo le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche del Pianeta da determinare l'inizio di una nuova epoca.

Il termine Antropocene, dal greco antropos, uomo, e kainos, recente, fu usato per la prima volta nel 2000 dal premio Nobel per la chimica atmosferica Paul J. Crutzen (premiato per aver compreso le cause del buco dell'ozono) per indicare l'inizio di una nuova fase geologica, in cui l'uomo agisce come forza che altera in modo irreversibile i sistemi terrestri.

La verità è in fondo a un lago. Nel 2009 la Commissione Internazionale di Stratigrafia (International Commission on Stratigraphy - ICS), un gruppo internazionale di esperti sulla ricostruzione del tempo geologico, aveva incaricato un gruppo di lavoro, l'Anthropocene Working Group (AWG) di capire se vi fossero i presupposti per definire l'Antropocene una nuova epoca, e quale fosse il marcatore geologico definitivo per distinguere l'inizio della nuova epoca quando si esaminano gli strati rocciosi.

Nel 2019 l'AWG aveva sostenuto che l'Antropocene era effettivamente iniziato negli anni attorno al 1950. A luglio 2023 lo stesso ente scientifico aveva stabilito che le prove dell'avvio dell'Antropocene fossero da ricercare sul fondale del Lago Crawford (Canada), un sito che conservava gli isotopi radioattivi dei test atomici degli anni '50: plutonio da fallout nucleare, dunque. Ma anche ceneri derivanti dalla combustione di petrolio e carbone e microplastiche, tutte eredità inequivocabili e poco nobili del nostro passaggio sul Pianeta.

Una nuova epoca? Non ancora. Dopo mesi di discussioni, gli scienziati della subcommissione dell'ICS incaricati di prendere in considerazione la proposta di approvare l'inizio dell'Antropocene hanno votato a sfavore con 12 voti contrari, 4 favorevoli e 2 astenuti. Il gruppo di lavoro sull'Antropocene ha appreso i risultati della votazione attraverso un articolo sul New York Times prima ancora che da comunicati ufficiali.

La definizione è definitiva e non è un modo per mettere in dubbio l'enorme impatto delle attività umane (a partire dai cambiamenti climatici) sulla Terra.

Quale prova, tra le tante? Il verdetto sembrerebbe piuttosto legato ad altri tipi di considerazioni. Il fatto che i 10 cm di sedimenti su un piccolo lago canadese non siano una prova abbastanza definitiva di un passaggio così epocale; o ancora, che sia difficile abbinare una singola data ai macroscopici effetti del passaggio dell'uomo sulla Terra: perché non considerare allora come inizio la nascita dell'agricoltura? O la colonizzazione europea delle Americhe? O la Rivoluzione Industriale?

Nella cultura di massa. Un altro problema potrebbe essere stato che, ancora prima che una sua formale definizione venisse proposta agli organismi competenti «l'Antropocene come epoca è stato spinto sui media fin dal principio - una campagna pubblicitaria», ha detto a Science Stanley Finney, a capo dell'Unione internazionale delle Scienze Geologiche (IUGS). E c'è da scommettere che il termine, ormai entrato nel linguaggio comune, sia qui per restare, a prescindere dall'ufficialità della sua designazione.

16 marzo 2024 Elisabetta Intini
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