Scienze

È in Antartide il punto continentale più profondo del globo

Ampie creste e profondi canyon pieni di ghiaccio: una nuova mappa topografica dell'Antartide ne svela dettagli finora sconosciuti.

Il record assoluto continua a detenerlo l'abisso Challenger della Fossa delle Marianne: è il punto più profondo della superficie terrestre, che arriva a un soffio dagli 11 chilometri sotto il livello del mare. Ma sotto il ghiacciaio di Denman, nell'Antartide, è stata trovata la spaccatura più profonda della crosta continentale: una depressione che arriva a 3,5 chilometri sotto il livello del mare. La depressione è stata scoperta dai ricercatori quasi per caso, mentre erano impegnati nella realizzazione di una mappatura dettagliata del continente Antartico. La nuova mappa topografica e le scoperte alle quali ha portato sono state pubblicate su Nature Geoscience, e presentate all'American Geophysical's Union Fall Meeting, tenutosi a San Francisco (USA) dal 9 al 13 dicembre scorsi.

Canyon ghiacciato. Mathieu Morlinghem, capo dello studio, spiega che tutto iniziò quasi per caso: stava elaborando dei modelli di calotte glaciali con dei colleghi del Jet Propulsion Laboratory della NASA, quando si accorsero che qualcosa non andava: «Alcuni ghiacciai che credevamo stessero perdendo massa, la stavano invece acquisendo, ad esempio», racconta. «Iniziammo a indagare il problema: capimmo che la forma del letto non era come credevamo fosse». Il modello utilizzato per la mappatura (chiamato Bedmachine) ha permesso di calcolare la massa del ghiaccio che riempie il canyon, e permesso così di stimare che la fenditura ha una profondità di 3.500 metri sotto il livello del mare.

Creste salvaghiacci. Il canyon di Denman non è stata l'unica scoperta accidentale fatta dai ricercatori: gli esperti avrebbero infatti anche individuato diverse creste ampie e pronunciate, che si snoderebbero lungo la depressione nutrendo di ghiacci la Barriera di Ross, la più grande piattaforma glaciale dell'Antartide, frutto di preoccupazione per i climatologi a causa del riscaldamento globale. «Ignoravamo l'esistenza di queste creste, che hanno finora permesso a questo settore di calotta glaciale di resistere ai cambiamenti climatici», afferma Morlinghem: «una piccola, buona notizia».

20 dicembre 2019 Chiara Guzzonato
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