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La missione italiana in Antartide

Farà ricerche sul clima, sull'evoluzione del continente e su ciò che resta di una vasta foresta di 250 milioni di anni fa.

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Un rompighiaccio risale la baia di Terra Nova, in Antartide. | Bryan and Cherry Alexander/Nature Picture Library/Contrasto

La 31esima spedizione italiana in Antartide sta entrando nel vivo. Un primo nucleo di 12 tecnici e personale ausiliario ha raggiunto nei giorni scorsi la base Zucchelli, a Baia Terra Nova, tra le lingue dei ghiacciai Campbell e Drygalski, per ripristinarne la piena funzionalità dopo il lungo inverno antartico.

 

Un altro gruppo di tecnici italiani e francesi ha invece raggiunto la stazione Concordia, nel sito denominato Dome C, a 3.300 metri di altitudine sul Plateau Antartico, dando il cambio al personale rimasto isolato nella base nei nove mesi della campagna invernale. Le due missioni continueranno fino a febbraio e coinvolgeranno circa 200 ricercatori.

 

Due membri della spedizione italiana controllano una stazione meteo della base Concordia. | Angelo Domesi

La missione italiana, supportata per la logistica dall'Enea e coordinata dal CNR e dalla Commissione scientifica nazionale per l'Antartide, è finanziata dal 2008 dal Miur, il Ministero dell'Università e della Ricerca.

 

Il principale filone di ricerca, avviato nel 2012 con il progetto CLITEITAM, riguarda l'interazione tra cambiamenti climatici ed evoluzione dei ghiacci della calotta antartica. Il fronte delle montagne Transantartiche, che si elevano fino a 4.000 metri tra i ghiacci orientali e il Mare di Ross, è un'area estesa quanto la Francia, ha una storia di espansioni, contrazioni ed episodi vulcanici lunga milioni di anni ed è oggi una regione chiave per comprendere la complessità dei processi ambientali e la risposta dei poli ai cambiamenti in corso.

 

Clima e geologia. Nella campagna estiva di ricerca, che si svolgerà con temperature fino a -45 °C, venti fortissimi e 24 ore di luce al giorno per tutto il periodo, verranno condotti studi sull'assottigliamento dello strato di ozono atmosferico e, con l'ausilio di sensori agganciati a palloni-sonda ad elio che salgono fino a 25 km di quota, saranno misurate le radiazioni solari e terrestri, indispensabili per stimare le variazioni climatiche a livello globale.

 

Ma si faranno anche nuove ricerche glaciologiche per ricostruire la storia geologica dell'Antartide e le sue connessioni con l'evoluzione del pianeta. Il sito Dome C è stato scelto per un progetto di perforazione a carotaggio continuo della calotta glaciale fino alla base rocciosa, a 3.270 metri di profondità. Le carote vengono estratte da strati di ghiaccio con temperature comprese tra -2 e -54 gradi. Le analisi isotopiche sui campioni permettono di determinare la composizione dell'aria (CO2, CH4, polveri) e di ricostruire le variazioni climatiche degli ultimi 800 mila anni.

 

Foreste in Antartide. Nell'ultima campagna di ricerca, lo scorso anno, è stata fatta una scoperta importante. Nel rilievo montuoso di Allan Hills i ricercatori hanno trovato molti frammenti di tronchi fossili carbonizzati: con buona probabilità è ciò che resta di una vasta foresta triassica distrutta da incendi innescati milioni di anni fa da eruzioni vulcaniche, o forse dall'impatto di un asteroide.

 

Sulle pagine Facebook di ItaliAntartide e Geoantartica i ricercatori raccontano la loro quotidianità, mentre su un altro blog curato da alcuni membri della spedizione, l'11 dicembre hanno scritto: «Stiamo lavorando per riattivare il campo remoto ad Allan Hills per studiare la successione di rocce sedimentarie del Permiano-Triassico, contenente la nostra scoperta dell'anno scorso, la foresta fossile "imballata" in arenarie fluviali. Poi, se non nevicherà e non tirerà forte vento, inizieremo le attività di ricerca».

 

17 dicembre 2015 | Claudio Visani