Allo studio in Giappone il sangue artificiale universale

Primi test per il sangue artificiale universale: in laboratorio, sulle cavie ha dato risultati analoghi a quelli del sangue biologico.

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La disponibilità di sangue è sempre una questione critica: un sangue artificiale e universale risolverebbe per sempre il problema. | Garret Albright / Flickr

Un team scienziati giapponesi afferma di aver messo a punto il primo sangue artificiale, utilizzabile da chiunque ne abbia bisogno indipendentemente dal gruppo sanguigno. Lo studio, condotto nei laboratori del National Defense Medical College (accademia militare giapponese di livello universitario), è pubblicata su Trasfusion.

 

Il team di ricercatori ha sviluppato un surrogato sintetico del sangue in grado di assolvere le sue due principali funzioni, cioè il trasporto e lo stoccaggio dell’ossigeno.

 

Nanotech per la salute. Per fare questo hanno progettato e realizzato delle piccole sacche di emoglobina in grado di attrarre le molecole di ossigeno al pari dell’emoglobina biologica. La parte liquida del sangue è stata ricreata unendo una soluzione a base di plasma con particelle nanostatiche, cioè in grado di arrestare il sanguinamento al pari delle piastrine.

 

Il sangue sintentico è stato testato su cavie con lesioni al fegato ed ha "funzionato" nel 60% dei casi: un tasso di successo analogo a quello che si ha con le trasfusioni di sangue biologico, affermano gli scienziati.

 

Il sangue artificiale ha il vantaggio di essere universale, compatibile con ogni ricevente indipendentemente dal gruppo sanguigno. E a differenza del sangue biologico, che può essere conservato solo per pochi giorni, quello artificiale resiste fino a un anno senza subire alterazioni.

 

La strada è ancora lunga. Prima di poterlo sperimentare sugli esseri umani ci vorranno ancora diversi anni di studi e ricerche, ma la strada intrapresa sembra promettente. «È sempre difficile poter disporre di quantità di sangue sufficienti anche, per esempio, per le trasfusioni nelle regioni più remote», riconosce l'immunologo Manabu Kinoshita, coordinatore dello studio: «col sangue artificiale potremo salvare vite che altrimenti sarebbero perse.»

 

22 ottobre 2019 | Rebecca Mantovani