Le impronte fossili di dinosauri e mammiferi di 100 milioni di anni fa

Rinvenute su di una roccia le impronte fossili di dinosauri, rettili volanti e mammiferi: che cosa li abbia richiamati in un breve lasso di tempo nello stesso luogo, nell'area dove adesso c'è il Goddard Spaceflight Center della Nasa, è un mistero.

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Illustrazione: un gruppo di pterosauri (Hatzegopteryx sp.), rettili volanti, mentre cacciano un dinosauro erbivoro, il Zalmoxes, un ornithopode rhabdodontide. | Mark Witton / WikiMedia

Circa 100 milioni di anni fa, nella regione che oggi è il Maryland (Usa), dinosauri, mammiferi grandi come scoiattoli e rettili volanti si dividevano lo stesso territorio e, in un preciso momento della loro vita in molti si sono ritrovati nello stesso punto: lo dimostra un reperto unico ed eccezionale, scoperto in modo del tutto casuale, che porta impresse le orme di un gran numero di quelle creature del Cretaceo (il terzo e ultimo periodo del Mesozoico, compreso tra 145 e 65 milioni di anni fa).

 

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Il frammento di roccia rinvenuto nel Maryland (Usa) e, sopra, il disegno delle tracce fossili riconosciute e degli animali che potrebbero averle lasciate: dinosauri, uccelli e mammiferi che condividevano lo stesso territorio, 100 milioni di anni fa. |

Il reperto è una lastra di roccia lunga poco meno di 3 metri rinvenuta nell'area del Goddard Spaceflight Center della Nasa. Martin Lockley (Università del Colorado), paleontologo, che ha studiato la roccia e identificato "almeno 70 impronte di animali, tra mammiferi e dinosauri", afferma con entisiasmo che «è assolutamente insolito avere una così elevata concentrazione di tracce fossili dei più diversi tipi di animali su di una superficie così piccola». Oltre che sulla pagina della Nasa, lo studio è riportato con maggiori dettagli, e integralmente, nella sezione Scientific Reports di Nature.

 

Festa in campagna. La storia della scoperta di questo importante reperto è sorprendentemente banale: una scampagnata nell'area, attorno al centro della Nasa, dove di lì a poco sarebbero iniziati gli scavi per la costruzione di un nuovo edificio e dove lo sguardo si ferma su di una roccia con "strani" segni...

 

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Tracce di pterosauro: nel riquadro "A" il disegno delle impronte riconosciute. | University of Colorado Denver

Il sospetto che potesse trattarsi di qualcosa di più che segni del tempo e gli scavi successivi hanno portato alla luce vari reperti, tra cui quello che mostra l’insieme delle impronte. Durante il Cretaceo quella regione era una vasta palude e qualcosa, a quel tempo, deve avere richiamato in quella piccola fascia di terreno un gran numero di animali che hanno lasciato le loro impronte. Poi, una serie di fenomeni favorevoli ha permesso la loro conservazione e la loro fossilizzazione, per farli arrivare fino a noi.

 

Il coprolite. A una estremità della lastra vi sono le impronte di un sauropode giovane (ritenuto tale per la dimensione delle impronte), un dinosauro dal collo lungo che si nutriva di foglie di piante. All'altro capo vi sono le impronte di un nodosauro, altro erbivoro, ma dall'aspetto pesante e con il corpo corazzato. All'interno del pezzo di roccia ci sono tracce di quattro teropodi diversi, parenti del T-Rex, che visse però decine di milioni di anni dopo, ma questi erano molto più piccoli, più o meno come un fagiano.

 

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Tracce di mammiferi: nel riquadro "J" il disegno delle impronte riconosciute. | University of Colorado Denver

In altri punti si possono osservare impronte di pterosauri, che hanno lasciato anche dei segni fatti con il becco, sul terreno, probabilmente per "becchettare" qualcosa da mangiare. L'analisi della lastra ha permesso di identificare anche un coprolite, ossia feci fossilizzate, ma non si è ancora riusciti a stabilire a quale animale appartenesse.

 

Il mammifero seduto. Ancora più interessanti sono le impronte dei mammiferi, che in quel periodo geologico erano animali relativamente piccoli. Dei mammiferi di quel periodo a tutt'oggi ci sono reperti di ossa e pochissime impronte: «Qui invece ci sono diverse coppie di impronte, lasciate con le zampe sinistra e destra in un modo che fa pensare a un animale in posizione seduta. Sembrerebbe una specie nuova, che abbiamo chiamato Sederipes goddardensis», aggiunge divertito Lockley.

 

Che cosa abbia attirato in quel punto, e nell'arco di pochi giorni, mammiferi e dinosauri, probabilmente non lo sapremo mai, ma era di certo un qualcosa di importante, capace di richiamare l'intero mondo animale di allora.

 

1 febbraio 2018 | Luigi Bignami