Scienze

Alberi al posto dei ghiacciai

Conosciamo molto bene la situazione dei ghiacciai di casa nostra. Il 98% di essi si sta ritirando. E i dati vengono rilevati e seguiti anno dopo anno. Ma non...

Conosciamo molto bene la situazione dei ghiacciai di casa nostra. Il 98% di essi si sta ritirando. E i dati vengono rilevati e seguiti anno dopo anno. Ma non è così facile osservare da terra i ghiacciai di aree più recondite sia perché difficili da raggiungere sia perché problematiche dal punto di vista politico. Un gruppo di ghiacciai di grande interesse poco studiati sono senza dubbio i ghiacciai del Caucaso dove si è diretta la spedizione “Sulle tracce dei ghiacciai”, in particolare nella regione della Svanezia (Georgia). Il capo-spedizione, Fabiano Ventura, ha fotografato molti ghiacciai esattamente come vennero fotografati circa 100 anni fa da inisgni ricercatori, come Quintino Sella. Ebbene i risultati sono stati eclatanti. Alberi al posto del ghiaccio. Fitti boschi sono cresciuti là dove si estendevano gigantesche lingue glaciali, delineando una demarcazione molto netta tra passato e presente. Si tratta di importanti contrazioni, avvenute soprattutto negli ultimi 50 anni, nella superficie e nella lunghezza dei ghiacciai, riscontrabili solo attraverso indagini fotografiche e scientifiche molto accurate. Qui le immagini comparative di alcuni dei ghiacciai sottoposti all’attenzione dei ricercatori (clicca sulle immagini per vederle ingrandite). Il post continua sotto le foto.
“Sulle tracce dei ghiacciai” è un progetto che riunendo un team di scienziati, fotografi e alpinisti e ripercorrendo in 6 spedizioni le catene montuose più significative del Pianeta, studia gli effetti dei cambiamenti climatici coniugando la comparazione fotografica e la ricerca scientifica sul campo. Ogni spedizione prevede infatti un confronto fotografico tra le immagini storiche e quelle attuali, ritratte dallo stesso punto geografico, nonché la raccolta di dati sul campo e la loro successiva analisi in laboratorio. Spiega Riccardo Scotti, glaciologo al Dipartimento di Scienze Geologiche e Geotecnologiche dell’Università degli Studi di Milano - Bicocca, “Dalla Piccola Età Glaciale (PEG), culminata attorno al 1810 in questa regione, ad oggi, il Ghiacciaio Tviberi, il più grande ghiacciaio in Caucaso fino al 1965, ha mostrato la contrazione di superficie più forte (- 16,4 km ² - 34,9% della superficie originaria) e il ritiro lineare più marcato (- 3,98 km, il 42% della lunghezza massima lungo la principale linea di flusso). Il Ghiacciaio Chaalati, quello che spinge ancora oggi la sua fronte alla quota più bassa nel Caucaso meridionale (1861 m s.l.m.) ha mostrato una contrazione di 4,4 km² (- 27,1%) e un ritiro frontale di 2,16 km. Il Ghiacciaio Adishi, il più piccolo dei tre, ma con la quota media più elevata, ha mostrato la contrazione più modesta (- 1,5 km², - 13%), e un ritiro lineare di 1,15 km”. Uno dei risultati più interessanti di questo studio è l'accelerazione della riduzione della superficie glaciale nell’ultimo intervallo temporale considerato (1965-2011) rispetto agli intervalli precedenti. Negli ultimi decenni il Ghiacciaio Tviberi ha perso una superficie 3,2 volte maggiore rispetto al precedente intervallo, e quasi 50 volte più velocemente rispetto al XIX secolo. Lo stesso comportamento è riscontrabile negli altri due ghiacciai studiati.
SUPERFICIE IN KM²
gh. Chaalati gh. Tviberi gh. Adishi
Anno
1810 16,2 47,5 11,3
1889 15.9 (-2%) 47.1 (-1%) 11 (-3%)
1965 14.4 (-11%) 41.6 (-12%) 10.4 (-8%)
2011 11.8 (-27%) 30.9 (-35%) 9.8 (-13%)

4 aprile 2012 Luigi Bignami
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