Scienze

Ahi, mi hai graffiata! E la plastica "sanguina" come pelle

Dagli Stati Uniti un nuovo polimero ecosostenibile che si tinge di rosso quando danneggiato e si autorigenera alla luce del Sole.

Ci sono superfici con il dono naturale di potersi rigenerare - pensate alla nostra pelle o alla corteccia degli alberi - e altre che, una volta danneggiate, rimangono graffiate finché non interveniamo per ripararle (come accade, putroppo, con la carrozzeria dell'auto). Ma là dove Madre Natura non è arrivata, in alcuni casi può intervenire la ricerca: dall'ultimo meeting della American Chemical Society arriva la notizia di un nuovo tipo di plastica autorigenerante che sanguina (avete capito bene) come pelle umana se graffiata o strappata.

Marek W. Urban, professore della University of Southern Mississippi di Hattiesburg (USA) con i suoi colleghi ha ideato uno speciale polimero che si tinge di rosso quando danneggiato e si autorigenera alla luce solare ma anche sotto una lampadina, al cambiamento di pH o di temperatura. Il segnale rosso, ideale per notare eventuali danni sulla sua superficie, scompare automaticamente quando il graffio è sparito.
Il nuovo materiale è eco-friendly in quanto formato da copolimeri ricavati dall'acqua e contiene un legame molecolare che funge da "ponte" nella catena dei polimeri. Quando la plastica viene scalfita questo legame, responsabile del colore rosso, si rompe: da qui il cambiamento di colore.

Secondo i ricercatori il nuovo copolimero - si chiamano così le macromolecole le cui catene polimeriche contengono monomeri di due o più specie diverse - sarebbe perfetto da utilizzare come pellicola avvolgente intorno ad altri tipi di plastica o metallo. Proteggerebbe così dai graffi cellulari, tablet, computer, auto, senza contare le applicazioni in ambito militare (il Dipartimento della Difesa Americano ha in parte finanziato lo studio). Inoltre a differenza delle comuni plastiche autorigeneranti, che si autorigenerano una sola volta, la nuova plastica potrebbe ripararsi diverse volte, e l'equipe statunitense sta già studiando il modo di incorporare la tecnologia anche in plastiche che sopportano le alte temperature.

4 aprile 2012 Elisabetta Intini
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