9 dicembre 2019: il terremoto in Toscana

Il terremoto nel Mugello, in Toscana: dalla pagina facebook del geologo Luigi Bignami, divulgatore e collaboratore di Focus.

9 dicembre 2019: il terremoto in Toscana
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La Toscana non è tra le regioni più sismiche del nostro Paese: abbiamo notizia di 15 eventi sismici, avvenuti in tempi storici, con una magnitudo che - dalle descrizioni giunte fino a noi - possiamo stimare essere stati di magnitudo superiore a 5.5, perciò confrontabili con il sisma che ha colpito l'Aquilano il 6 aprile 2009 (M 5.8 - 6.3). Nell'area del Mugello si sono succedute in 12 ore una settantina di scosse, la più forte di magnitudo 4.5. Tornando alle cronache storiche, non ci sono notizie di terremoti di magnitudo superiore a 7, che caratterizzano invece la storia sismica di altre parti della catena appenninica (Umbria-Marche, Abruzzo, Campania-Basilicata), la Calabria e la Sicilia.

 

9 dicembre 2019: il terremoto in Toscana
Principali terremoti in Toscana, dall'anno 1000 al 2009. L'intensità dei terremoti più lontani nel tempo è stimata sulla base della descrizione dei danni. | CC

La sismicità storica in Toscana è distribuita nel tempo in modo irregolare: c'è per esempio una concentrazione di scosse forti all'inizio del Novecento, in particolare nel periodo 1917-1920, seguita e preceduta da livelli di attività sismica molto minori. L'intervallo tra due eventi successivi varia da meno di un mese a 122 anni. Questo suggerisce che qualsiasi previsione sull'attività sismica futura basata sull'analisi statistica della storia conosciuta sarebbe associata a incertezze estremamente elevate, e avrebbe quindi scarsa utilità pratica.

 

L'analisi di una quantità enorme di informazioni sulla distribuzione spazio-temporale delle deformazioni nell'area mediterranea suggerisce che attorno al Pleistocene medio (circa un milione di anni fa) si sono create le condizioni geologiche che hanno determinato l'accelerazione della Placca Adriatica approssimativamente verso nord/nord-ovest. Questo movimento, ancora in atto, ha avuto notevoli conseguenze per la penisola, perché la placca ha trascinato nel suo spostamento la parte esterna della catena appenninica. La divergenza obliqua tra questo corpo più mobile e la parte interna (tirrenica) della stessa catena, meno mobile, ha provocato deformazioni lungo l'asse dell'Appennino: è come se avesse "stirato" la crosta, dando origine alle faglie attualmente associate alla sismicità più intensa.

9 dicembre 2019 | Luigi Bignami