9 cose che (forse) non sai sui veleni

Ne esistono alcuni preziosi per la salute e altri che mangiamo inconsapevolmente tutti i giorni: 9 curiosità da raccontare agli amici sui veleni.

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1. Le rane freccia non sono pericolose... se non mangiano Le rane dal dardo velenoso o rane freccia (fam. Dendrobatidae) diffuse nel Centro e Sud America e capaci di generare potenti tossine a livello cutaneo (usate da alcune popolazioni di indios per produrre frecce velenose) secernono il loro veleno solo dopo essersi nutrite.
La batracotossina, l'alcaloide neurotossico che producono, sarebbe sintetizzato durante la digestione degli insetti che ingeriscono (come piccole formiche della specie Brachymyrmex longicornis); le rane nutrite in laboratorio con altri cibi spesso non producono alcuna tossina.
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2. Il cianuro è dappertutto Mandorle, germogli di soya, orzo, fagioli di spagna, manioca e altri alimenti possono contenere per natura piccole quantità di cianuro. È bene non consumarne in grandi quantità o consumare alcuni di questi cibi cotti seguendo alcune precauzioni, come l'ammollo e l'eliminazione dell'acqua utilizzata per sciacquarli. Nella foto, una dose letale di cianuro di potassio.

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3. La nicotina non si trova solo nelle sigarette La nicotina è di fatto un veleno che si trova, come sostanza difensiva, sulla superficie esterna di alcuni ortaggi, come i pomodori, i peperoni, le melanzane o il cavolfiore. Una ricerca USA pubblicata a maggio 2013 sottolinea come mangiare piante della famiglia delle Solanaceae - come quelle sopra citate, che contengono piccole quantità di nicotina - possa proteggere a lungo andare dall'insorgere del morbo di Parkinson.

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4. Biancaneve poteva rimanere paralizzata In dosi non letali, alcuni veleni possono provocare una paralisi di una settimana, o di qualche giorno: un morso a una mela avvelenata con tossine di pesce palla (tetrodotossina), per esempio, avrebbe paralizzato la bella eroina della fiaba dei fratelli Grimm per un periodo compreso tra le 4 e le 20 ore.

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5. Si può divenire immuni ad alcuni veleni Le tossine di natura proteica prodotte da alcuni serpenti o da piante velenose possono essere pericolosamente letali, ma se somministrate in piccolissime dosi possono stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi in grado di ridurre la severità delle loro conseguenze.
Alcuni appassionati di serpenti ricorrono alla frequente inoculazione di veleno dei rettili per generare una reazione immunitaria. Altri veleni, come il mercurio e l'arsenico, accumulandosi in piccole dosi nei tessuti con il passare del tempo, possono portare invece a conseguenze mortali.

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6. Shakespeare era un maestro avvelenatore "Occhio di tritone e dito di rana, pel di pipistrello e lingua di cagna, dardo di vipera [...] scaglia di drago, dente di lupo". Sono gli ingredienti strampalati della pozione delle streghe del Macbeth di William Shakespeare. Ma se a prima vista sembrano inventati, a un'analisi più approfondita sono nomi di piante velenose. Alcuni scienziati hanno messo alla prova le pozioni contenute nelle opere di William Shakespeare e hanno scoperto che quelli che sembrano calderoni senza senso sono in realtà studiate miscela di afrodisiaci, neurotossine, anestetici e sostanze psicoattive molto efficaci e pericolose. Per esempio, "dente di lupo" si riferisce ai fiori velenosi dell'Aconitum, l'avvelenamento dei quali può portare alla morte.
Nell’immagine il padre di Amleto, morto con un veleno a base di giusquiamo, versatogli nell’orecchio, appare al figlio e gli chiede di vendicarlo.

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7. Le armi chimiche sono più antiche di quanto si creda I Greci intingevano la punta di lance e frecce con veleno mortale e ammorbavano le acque nemiche con piante tossiche. Mentre i romani ricorrevano a moderni armamenti biologici: lanciavano verso i nemici vasi di terracotta contenenti serpenti e scorpioni velenosi.
E sempre a proposito di antichi greci, il veleno era utilizzato come metodo per eseguire la pena capitale, come nel caso di Socrate, qui dipinto nel momento della morte da Jacques-Louis David.

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8. Per il veleno più temibile esiste un antidoto. Inutile La vespa di mare o medusa a scatola (Chironex fleckeri) è la più temibile tra le cubomeduse australiane. La sua escoriazione è mortale sebbene esista un antidoto. Il problema è che chi viene in contatto con questa medusa spesso muore prima che per il veleno faccia effetto. A causare il decesso sono gli atroci dolori che portano all'arresto cardiaco nel giro di 2-3 minuti. Per sopravvivere sarebbe meglio tramutarsi in tartaruga marina: questi rettili non solo sono invulnerabili al veleno grazie alla dura corazza e all'epidermide spessa, ma divorano le cubomeduse con una certa avidità.

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9. Alcuni veleni possono rivelarsi preziosi alleati della nostra salute Anche se i primi, goffi tentativi di usare le tossine animali a scopo farmaceutico si rivelarono, in passato, dannosi, oggi sappiamo che alcune di queste sostanze, se somministrate in modo sapiente e mirato, possono avere effetti benefici.
Per esempio, la saliva del mostro di Gila (Heloderma suspectum) una specie di tozza lucertola dell'Arizona, abbassa il livello di zuccheri nel sangue; il veleno di alcune vipere fa scendere la pressione arteriosa mentre il principio attivo della bacca velenosa del tasso (Taxus baccata) è stato usato all'interno dei primi farmaci chemioterapici.

1. Le rane freccia non sono pericolose... se non mangiano Le rane dal dardo velenoso o rane freccia (fam. Dendrobatidae) diffuse nel Centro e Sud America e capaci di generare potenti tossine a livello cutaneo (usate da alcune popolazioni di indios per produrre frecce velenose) secernono il loro veleno solo dopo essersi nutrite.
La batracotossina, l'alcaloide neurotossico che producono, sarebbe sintetizzato durante la digestione degli insetti che ingeriscono (come piccole formiche della specie Brachymyrmex longicornis); le rane nutrite in laboratorio con altri cibi spesso non producono alcuna tossina.
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