60 giorni a testa in giù, per amore di scienza

Lo fareste? Qualcuno è pronto ad accettare la sfida lanciata dall'ESA, che vuole così studiare gli effetti a lungo termine dell'assenza di gravità sul corpo umano.

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Un solo scopo: resistere così per 60 giorni. | ESA

Ne servono solo 12, ma chissà se li troveranno: 12 volontari che si prestino a rimanere sdraiati per 60 giorni su lettini reclinati, con la testa più in basso dei piedi. Non è un nuovo strumento di tortura ma il piano di uno dei primi esperimenti di Envihab, un laboratorio dell'Agenzia spaziale tedesca (DLR) studiato per simulare le proibitive condizioni di vita in assenza di gravità.

 

Impossibile, o quasi. I 12 candidati prescelti (maschi - pagati! - tra i 18 e i 40 anni) dovranno restare, per quasi 9 settimane, sdraiati supini su un piano reclinato di 6 gradi. In questa posizione "con il sangue alla testa" dovranno dormire, mangiare, lavarsi (con apposite docce) e persino espletare le normali funzioni fisiologiche.

 

Uomini e donne nello Spazio, il fisico reagisce in modo diverso

 

Come sulla ISS. Lo scopo è lasciare che la testa rimanga più in basso del resto del corpo per ingannare la gravità, e simulare le condizioni che sperimentano gli astronauti nello Spazio. Sulla Terra, il cuore deve pompare con una certa intensità per contrastare la gravità e far arrivare il sangue al cervello.

 

Troppa pressione. In condizioni microgravitarie - per esempio sulla ISS - senza alcuna gravità da contrastare, gli astronauti sperimentano un'eccessiva pressione del sangue nella testa che dà luogo a mal di testa e a una sensazione simile a quella di compressione permanente che sperimentiamo all'inizio di un raffreddore.

 

Un po' di sollievo per le gambe. | ESA

Che giorno è? I 12 volontari saranno testati e monitorati costantemente per controllare pressione sanguigna, salute ossea e muscolare. Potranno ingannare il tempio con film, libri, videogame e qualche esercizio guidato, ma non ricevere visite: per tutta la durata del test, rimarranno in una stanza senza finestre e senza cognizione del tempo, in un contesto che, a raccontarlo, parrebbe persino peggiore di un viaggio per Marte.

 

Uno su mille ce la fa. I risultati serviranno a preparare al meglio le future, lunghe permanenze nello Spazio, ma anche a trovare soluzioni per contrastare il decadimento fisico e psicologico nei pazienti allettati sulla Terra. Le possibilità che qualcuno abbandoni l'esperimento a metà sono, per i ricercatori, basse. Gli impavidi volontari stanno affrontando un duro processo di selezione, e l'esperimento inizierà in estate.

 

14 maggio 2015 | Elisabetta Intini