Cibo: 6 tecnologie che ci cambiano la tavola

Mangiare fa male (all'ambiente): la produzione, la trasformazione e il trasporto del cibo, animale o vegetale, sono responsabili di buona parte delle emissioni di CO2 dell'intero pianeta. Ma schiere di scienziati e tecnici lavorano a nuove soluzioni... con quali risultati?

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Le fabbriche di insalata. L'indoor farming è l'ultima frontiera dell'agricoltura tecnologica: diversa dalla produzione in serra, avviene al chiuso, all'interno di edifici appositamente realizzati per ospitare coltivazioni idroponiche, illuminati con speciali lampade a led. La temperatura dell'ambiente è constantemente controllata, così come la composizione chimica del suolo che garantisce la massima resa per metro quadro. La coltivazione al chiuso può avvenire in strutture prossime ai centri urbani dove avviene la distribuzione e permette perciò di ridurre i costi di trasporto. Il più grande di questi impianti è in Giappone, nella prefettura di Miyagi, in un ex stabilimento della Sony. Vedi anche: 12 cose che (forse) non sai sul cibo.

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Hamburger in provetta. Secondo il WWF una bistecca di carne bovina da 250 grammi comporta l'emissione di 3,4 kg CO2, come un'auto di media cilindrata che percorre 16 km. La soluzione potrebbe arrivare dall'Olanda, dove qualche anno fa un team di scienziati ha realizzato il primo hamburger artificiale: la carne viene coltivata in provetta a partire da cellule staminali. Il risultato, secondo i ricercatori, è positivo, ma per ora il processo è ancora molto complesso e costoso. Vedi anche: Bandiere per tutti i gusti.

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L'orto rotante. Avete sempre sognato un orto ma abitate in un monolocale senza balcone? DesignLibero ha realizzato Green Wheel, una sorta di serra rotante a temperatura e illuminazione controllata nella quale coltivare piccole verdure ed erbe aromatiche. Ispirata dagli studi della Nasa per la produzione di cibo nello spazio, permette di ottimizzare la quantità di vegetali coltivati in rapporto allo spazio. Ideale per chi ama i prodotti a km-zero. Vedi anche: Nel piatto dei VIP.

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Mamma, stampa la cena! Le macchine che preparano la cena al tocco di un pulsante non sono più una trovata da fantascienza. Natural Food ha in catalogo Foodini, un robot da cucina in grado di fare "il lavoro sporco", ossia predisporre in un contenitore pronto da mandare alla cottura (o da consumare freddo) tutto ciò che serve per antipasti, pizze, ravioli, polpette e via dicendo. Basta inserire gli ingredienti (frullati, e a patto che non siano più di cinque) nei serbatoi, scegliere da un archivio elettronico la ricetta e la forma da dare al piatto finito - un po' come si fa per il ricamo automatico delle macchine per cucire - e il tutto sarà pronto in pochi secondi con la tecnica del pasticcere che strizza tubetti di creme. Vedi anche: Paese che vai, cibo che trovi.

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Eco-imballo. Bottiglie di plastica, cartoni, lattine e imballi vari sono tra i principali "residui alimentari" che finiscono nelle discariche o, peggio, in mare. Per ovviare a questo problema il designer islandese Ari Jónsson ha creato delle bottiglie monouso utilizzando una gelatina commestibile derivata dalle alghe: si tratta dell'agar, un gelificante impiegato comunemente in cucina ed estratto da diversi tipi di alghe rosse. Una volta solidificato all'interno di stampi, questo polisaccaride naturale può essere utilizzato come contenitore completamente biodegradabile per cibi e bevande. Vedi anche: I loghi dei cibi (se mostrassero le calorie...).

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Super pannocchie. Il granturco mutante è la risposta alla fame nel mondo? Secondo i ricercatori dei Cold Spring Harbor Laboratory, sì: gli scienziati sono infatti riusciti a sfruttare una mutazione genetica naturale di alcune piante che hanno poi incrociato con piante tradizionali per ottenere pannocchie giganti, molto più grandi del normale. A parità di altre condizioni la resa produttiva del mais mutante è fino al 50% superiore rispetto a quello comune, "un miracolo tecnologico di cui ha bisogno buona parte del mondo", affermano i ricercatori. L'effettiva resistenza di queste piante non è ancora stata testata fuori dai laboratori, ma i ricercatori americani sono già pronti a tentare esperimenti simili anche sul grano, sul riso e altri cereali. Vedi anche: 15 cose che (forse) non sai sulle patate.

Le fabbriche di insalata. L'indoor farming è l'ultima frontiera dell'agricoltura tecnologica: diversa dalla produzione in serra, avviene al chiuso, all'interno di edifici appositamente realizzati per ospitare coltivazioni idroponiche, illuminati con speciali lampade a led. La temperatura dell'ambiente è constantemente controllata, così come la composizione chimica del suolo che garantisce la massima resa per metro quadro. La coltivazione al chiuso può avvenire in strutture prossime ai centri urbani dove avviene la distribuzione e permette perciò di ridurre i costi di trasporto. Il più grande di questi impianti è in Giappone, nella prefettura di Miyagi, in un ex stabilimento della Sony. Vedi anche: 12 cose che (forse) non sai sul cibo.