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L'autopsia di un baby dinosauro

La sua esistenza è durata quanto un soffio, pochi giorni all'incirca 110 milioni di anni fa. Pesava soltanto 200 grammi, eppure il suo corpicino sta restituendo ai ricercatori una quantità di informazioni superiore ad ogni aspettativa. Ciro, un cucciolo di Scipionyx samniticus morto in circostanze misteriose e ritrovato negli anni '80 a Petraroja (Benevento) è il dinosauro meglio conservato al mondo. Sepolto da una coltre di morbidi sedimenti, è andato incontro a un processo di mineralizzazione molto rapido che ne ha conservati pressoché intatti i tessuti molli. Dopo 5 anni di analisi i paleontologi Cristiano Dal Sasso e Simone Maganuco del Museo di Storia Naturale di Milano sono riusciti a ricostruire le ultime ore di vita del rettile preistorico. Incluso il menù della sua ultima cena.

Il fossile di Ciro fotografato alla luce ultravioletta (UV). In marrone sono visibili le ossa, mentre i tessuti molli sono fluorescenti. I residui di fegato, cuore e milza formano una macchia scura all'interno del torace. Il fatto che gli organi interni si siano ben preservati ha reso possibile risalire all'ultimo pasto del piccolo teropode (la stessa famiglia dei Velociraptor): una sardina, un piccolo rettile, un altro pesce e una grossa zampa di lucertola, il tutto procurato probabilmente dai suoi genitori.

Gli occhioni inseriti in grandi orbite circolari, il muso ancora corto e una fontanella ancora aperta sulla testa. Il cranio di Ciro presenta tutte le caratteristiche dello scheletro di un rettile morto in tenera età. Le fauci potrebbero essersi aperte anche dopo la morte, avvenuta in circostanze poco chiare, forse per annegamento, ma è solo una supposizione.

Una ricostruzione di Ciro realizzata dal paleoartista veneziano Troco. Si pensa che il piccolo fosse ricoperto da uno strato di "protopiume", anche se non sono state ritrovate tracce di questi rivestimenti nel sito beneventino di Pietraroja. Ciro era lungo circa 50 centimetri.

Parte dell'intestino di Ciro: le frecce indicano le pieghe della mucosa intestinale. Il fossile presenta una quantità stupefacente di organi interni conservati, tra cui cartilagini, muscoli, parte della trachea, residui di esofago ma anche fasci muscolari delle zampe posteriori e della coda.

Un capillare dell'intestino di Ciro visto al microscopio. Sono visibili anche alcuni dei batteri che colonizzavano l'apparato digerente del piccolo rettile.

Una ricostruzione di Ciro operata dal paleoartista milanese Davide Bonadonna. Disegni e illustrazioni pubblicate sulla monografia dedicata al rettile permetteranno la comparazione degli organi e dei tessuti molli di Ciro con quelli di animali estinti e in vita. Le ricerche sul misterioso baby dinosauro italiano continuano.

Il fossile di Ciro fotografato alla luce ultravioletta (UV). In marrone sono visibili le ossa, mentre i tessuti molli sono fluorescenti. I residui di fegato, cuore e milza formano una macchia scura all'interno del torace. Il fatto che gli organi interni si siano ben preservati ha reso possibile risalire all'ultimo pasto del piccolo teropode (la stessa famiglia dei Velociraptor): una sardina, un piccolo rettile, un altro pesce e una grossa zampa di lucertola, il tutto procurato probabilmente dai suoi genitori.