Il nuovo rapporto dell'IPCC sugli oceani e sui ghiacci

Il rapporto 2019 dell'IPCC è dedicato agli oceani e ai ghiacci nel quadro del cambiamento climatico: lo presentiamo con l'aiuto di Daniele Visioni, ricercatore presso la Cornell University di New York.

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Forse, più che Terra, il nostro pianeta avremmo dovuto chiamarlo Acqua, dato che gli oceani coprono il 71% della superficie (e i ghiacci un altro 10%). E tutti noi, sia che viviamo sulla costa o in montagna, dipendiamo enormemente da questa colossale massa d'acqua. Anche per questo, nel 2019 l'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) ha prodotto un rapporto speciale sull'oceano e la criosfera nel quadro del cambiamento climatico raccogliendo risultati da ricerche scientifiche di tutto il mondo, per arrivare a una sintesi di che cosa stia avvenendo, a causa dei cambiamenti climatici, a questa importante parte del nostro pianeta.

 

Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate

 

Gli oceani ci nutrono e dissetano tutti, mitigano il clima e sono parte di molteplici ecosistemi a cui siamo strettamente interconnessi: quasi una persona su dieci nel mondo, infatti, vive in ambienti costieri.

 

In sintesi: IPCC - Intergovernmental Panel on Climate Change
Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change - IPCC) è il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) ed il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) allo scopo di studiare il riscaldamento globale. |

Prendiamo il termometro. Negli ultimi 30 anni le masse oceaniche hanno raddoppiato il loro assorbimento di calore dall'aria sovrastante, scaldandosi di oltre 0,6 °C rispetto agli inizi del 1900. Scaldandosi, le acque superficiali sono diventate meno dense e, complice lo scioglimento dei ghiacciai, meno saline e di conseguenza più leggere, rendendo più difficile il loro sprofondamento e quindi inibendo il mescolamento con le acque profonde.

 

Perché è importante? Perché le acque superficiali tendono ad assorbire non solo calore, ma anche CO2 atmosferica. Se quanto assorbito non può essere condiviso con il resto dell'oceano, ma resta tutto entro i primi 200 metri, prima o poi il solvente arriverà a saturazione, e avremo perso un "pozzo" (carbon sink) che, ora, cattura più del 30% della CO2 da noi emessa. Questo mix di acque più calde e più acide a causa dell'anidride carbonica in più disciolta, inoltre, ha già avuto sensibili effetti sulle riserve ittiche, cruciali per l'economia di molti Paesi e per il sostentamento di molte persone.

 

Ma come siamo cresciuti! I carotaggi artici ci dicono che, l'ultima volta che la concentrazione di CO2 in atmosfera era ai livelli di oggi (450 parti per milione), il livello dei mari era di quasi 14 metri più alto di ora. Ma, e anche questo è importante, quei livelli di anidride carbonica e di altezza si raggiunsero in decine di migliaia di anni! Adesso, invece, le nostre emissioni hanno raddoppiato la concentrazione in meno di cento anni. Dobbiamo quindi aspettarci un simile, subitaneo innalzamento? No, ma sicuramente una accelerazione sostanziale, se non interveniamo in tempo.

 

L'Autore: Daniele Visioni
Daniele Visioni, fisico dell'atmosfera, è ricercatore presso la Sibley School of Mechanical and Aerospace Engineering della Cornell University (Ithaca, NY). |

Solo negli ultimi 10 anni, i mari si sono innalzati di quasi 4 mm ogni anno: complessivamente, dal 1900, hanno guadagnato 0,2 metri. Vi sono due concause: meno della metà dell'innalzamento è dovuto all'espansione termica dell'acqua, dovuta al riscaldamento, mentre la causa preponderante è lo scioglimento dei ghiacciai delle regioni polari, in entrambi gli emisferi. A seconda di come regoleremo le nostre emissioni nei prossimi decenni, molto può cambiare. Se saremo in grado di ridurle, potremo tenere a bada questo innalzamento e riusciremo ad evitare che superi il mezzo metro. Ma se le emissioni rimarranno sulla traiettoria in cui sono adesso potremmo raggiungere 1 metro di innalzamento entro il 2100, con un'accelerazione che ci porterà a oltre 2 cm ogni anno nel prossimo secolo.

 

Conoscere, mitigare, prepararsi. Come già scriveva Macchiavelli, è nei tempi quieti che l'uomo può porre i suoi argini, in modo che all'arrivo dei "fiumi rovinosi che quando si adirano allagano i piani", egli possa limitare i danni. E in questo senso, è qui che giace la nostra fortuna. Nel nostro Paese, il 37% della popolazione vive entro 5 km dal mare. Con alti livelli di innalzamento dei mari, il numero di persone che vivono in aree a rischio di inondazioni potrebbe decuplicare. Le sfide per il nostro futuro, conclude l'IPCC, sono quindi due: far sì che i cambiamenti che ci aspettano siano il meno drastici possibile (mitigare) e prepararsi ad essi nel modo più efficace possibile (adattarsi). E per entrambe, serve a tutti noi una grande dose di lungimiranza.

 

Il giorno giusto per iniziare? Oggi.

 

Questa notizia aderisce a #coveringclimatenow, una iniziativa globale volta ad aumentare la copertura di informazioni sui temi del cambiamento climatico nei giorni che precedono e seguono il summit sul clima delle Nazioni unite.

 

27 settembre 2019 | Daniele Visioni