Scienze

Uragani, tempeste solari e blackout nelle comunicazioni radio: ecco cosa accadde l'anno scorso

Una ricostruzione ora conferma: il blackout radio che l'anno scorso rallentò i soccorsi nelle zone caraibiche colpite dagli uragani fu causato da una violenta tempesta solare.

Mentre sulla Terra imperversano uragani della massima intensità, il Sole produce un'esplosione talmente violenta da bloccare le comunicazioni radio sul nostro pianeta, ostacolando così i soccorsi nell’area interessata dai disastri. Potrebbe tranquillamente trattarsi della trama di un film di fantascienza, se non fossero fatti realmente accaduti. Quando? L'anno scorso, a settembre: un blackout radio rallentò gli aiuti predisposti durante gli uragani che colpirono il centro America: soltanto ora si è fatta luce su quanto è successo, il resoconto è stato pubblicato su Space Weather, rivista dell’American Geophysical Union (un'organizzazione scientifica internazionale che riunisce 60 mila ricercatori di 139 Paesi del mondo).

Uragani e tempesta solare. Il 6 settembre 2017 tre uragani si presentavano minacciosi nell'Oceano Atlantico. L'uragano Irma devastò prima Barbuda, nelle isole Leeward dei Caraibi, al mattino presto, per poi spostarsi verso St. Marin, St. Barthelemy, Anguilla e le Isole Vergini, causando vittime e danni. Nel frattempo una prima tempesta tropicale, Katia, aleggiava sul Golfo del Messico, mentre una seconda, Jose, prendeva il largo in Atlantico.

il centro di controllo della NOAA © NOAA

Negli stessi momenti, a 150 milioni di chilometri di distanza, sul Sole, si stava preparando un'altra tempesta: più precisamente si trattava di un'esplosione solare con due brillamenti di classe X, cioè tra i più violenti che possano avvenire. Lo Space Weather Prediction Center (servizio che monitora in tempo reale gli eventi solari e geofisici) avvertì della possibilità di un forte blackout radio sul lato della Terra illuminato dal Sole, Caraibi inclusi

E infatti, ben presto, i radioamatori che stavano assistendo, con i loro ponti radio di emergenza, le persone colpite dagli uragani riferirono che le comunicazioni erano diventate impossibili per gran parte della mattinata e nel primo pomeriggio del 6 settembre. Non solo: anche l'aviazione civile francese lamentò l'impossibilità di comunicare tra le basi di terra.

La NOAA (l'Amministrazione Nazionale Oceanica e Atmosferica statunitense) riferì che le radio ad alta frequenza, impiegate dall'aviazione e dai servizi marittimi, oltre ad altri bande usate da servizi di emergenza, rimasero fuori uso per ben otto ore. Sul momento, si era ipotizzato che le cause fossero da attribuire ai danni provocati dagli uragani, ma oggi, a distanza di quasi un anno, c'è la certezza che... la colpa è stata del Sole.

Un brillamento solare, ossia una violenta esplosione che emette particelle che possono bloccare le comunicazioni radio terrestri © NASA

Una seconda tempesta. Inoltre, una seconda esplosione di classe X si verificò sul Sole il 10 settembre, interrompendo nuovamente le comunicazioni radio per circa tre ore. Il tutto avvenne mentre la comunità dei Caraibi affrontava l’uragano Jose. «Sembra come se il tempo atmosferico e il tempo terrestre si siano alleati per accentuare gli effetti, già drammatici, dell'evento che si era abbattuto sui Caraibi», ha dichiarato Rob Redmon, un ricercatore della NOAA a Boulder, in Colorado, e autore principale dello studio.

Lo studio e la ricostruzione di questi eventi ci dimostrano non solo come un’esplosione solare possa avere conseguenze drammatiche sulla Terra, ma anche come le “previsioni del tempo solare”, condotte da sonde che osservano la nostra stella 24 ore su 24, risultino ormai di importanza per le ricadute sui nostri sistemi di comunicazione.

6 agosto 2018 Luigi Bignami
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