Scienze

2 milioni di anni di eruzioni vulcaniche

Nelle rocce delle Dolomiti le tracce della catena ininterrotta di eruzioni che portò alla più grande estinzione di massa della storia della vita sulla Terra.

Il passaggio fra l'Era Mesozoica e la Cenozoica è il periodo chiamato Cretaceo: compreso tra 145 e 65 milioni di anni fa, è marchiato a fuoco per un singolo, catastrofico evento, l'esplosione di un corpo celeste di dieci chilometri di diametro o più sulla regione dell'attuale Messico. È l'asteroide di Chicxulub che, precipitato sullo Yucatan, segnò l'estinzione dei dinosauri, delle ammoniti e di migliaia di altre specie. Ma se vogliamo parlare di catastrofi globali, ce n'è un'altra, avvenuta 185 milioni di anni prima nella cornice di una serie infinita di eruzioni vulcaniche e non a caso chiamata la madre di tutte le estinzioni di massa.

Attorno a 252 milioni di anni fa, quando i continenti erano tutti serrati insieme in un mega-continente - la Pangea - si verificò la scomparsa del 90% delle specie viventi. Sono centinaia le ricerche scientifiche che hanno tentato di gettare luce sulla Grande Estinzione del Permiano, un evento senza precedenti che segna il limite fra Paleozoico e Mesozoico. Le ipotesi sono molte ma due due chiavi di lettura appaiono più probabili di altre: in primo luogo, un poderoso e concentrato rilascio di metano dai clatrati idrati presenti sui fondali del mega-oceano che circondava la Pangea. Il rilascio accelerato di metano dai clatrati avrebbe innescato un effetto serra accelerato in grado di annichilire la vita. La maggioranza dei ricercatori ritiene però che la vera "pistola fumante" sia stata la serie di gigantesche eruzioni vulcaniche avvenute fra 252 e 250 milioni di anni fa in Siberia, i cui residui si leggono oggi negli sconfinati depositi di basalto noti come trappi siberiani.

Una ricerca, coordinata dall'Università di Tohoku (Giappone), pubblicata su Geology, si concentra su tre località della Terra dove è possibile rinvenire con particolare chiarezza le prove di quanto avvenuto in quei fatali due milioni di anni. Due delle sezioni "permiano-triassico" scelte dai ricercatori sono in Cina meridionale, mentre la terza è in Italia, nelle nostre Dolomiti.

Le Dolomiti, Patrimonio dell'Umanità, racchiudono le prove della grande catastrofe del Permiano.
Le Dolomiti, Patrimonio dell'Umanità, racchiudono le prove della grande catastrofe del Permiano. © Marco Orlandi

La sezione di Bulla (Ortisei, Alto Adige) è «nota da decenni a paleontologi ed esperti di geologia stratigrafica di tutto il mondo, in quanto rappresenta una delle migliori sezioni rocciose che contengono le prove del passaggio fra le due ere, il Paleozoico e il Mesozoico», afferma Corrado Venturini (Università degli Studi di Bologna). La particolarità dello studio è il ritrovamento, all'interno delle rocce delle due sezioni cinesi e di quella di Bulla, di tracce abbondanti di mercurio accoppiate a tracce di coronene. Ciò starebbe a indicare due meccanismi: il mercurio deriverebbe dal colossale rilascio di gas vulcanici associato a 3 milioni di chilometri cubi di lava basaltica (il paragone con i 4 km cubi dell'eruzione di Pompei ci dà un'idea della portata dell'evento siberiano).

Strati di magma fluido (sill)
Al centro di questo tipico scenario islandese si osserva un sill, uno strato di magma che si è insinuato orizzontalmente nelle rocce circostanti senza emergere in superficie. Si noti la fessurazione, che forma un colonnato verticale. © Fabio L. Bonali

Il coronene, un idrocarburo policiclico aromatico, sarebbe invece il risultato della combustione derivante dal contatto fra il magma in risalita dal mantello e una serie di enormi riserve di petrolio presenti nel sottosuolo siberiano a bassa profondità nella crosta terrestre (a meno di 3 km). Sarebbe stato proprio il ruolo dei cosiddetti sill, ovvero filoni di magma fluido che si insinuano orizzontalmente nella crosta superficiale, senza dare luogo a eruzioni, e la loro interazione con gli idrocarburi a rilasciare le enormi quantità di CO2 (anidride carbonica) e CH4 (metano), che avrebbe trasformato il mondo in una serra soffocante. Il mistero del limite Paleozoico-Mesozoico tormenterà a lungo i geologi di tutto il mondo, ma questo studio è però un tassello molto importante, in quanto conferma quanto già in parte ipotizzato in un lavoro del 2017 apparso su Earth and Planetary Science Letters ad opera di un gruppo di ricerca statunitense.
 
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L'AUTORE: Federico Pasquaré Mariotto, geologo, è Professore Associato di Comunicazione delle Emergenze Ambientali all'Università degli Studi dell'Insubria (Varese).

10 dicembre 2020 Federico Pasquaré Mariotto
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