Arte su ruote

Sulle strade del Pakistan alla scoperta di una forma d'artigianato tradizionale curiosa e poco conosciuta: quella dei camion dipinti.

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Se pensate a un camion, che cosa vi viene in mente? Carichi pesanti, cabine, container? Di certo non un'opera d'arte. Eppure, a migliaia di chilometri da qui, esiste un paese sulle cui carreggiate viaggiano veri e propri capolavori di artigianato, pezzi unici decorati a mano, coloratissimi e ricchi di significati simbolici. Lasciatevi scarrozzare - almeno virtualmente - a spasso per il Pakistan, alla scoperta di una pratica tradizionale tanto affascinante quanto, anche a causa della situazione politica di questo paese, poco conosciuta: quella di dipingere e decorare i camion.

A prima vista potrebbe sembrare l'ultimo "giocattolo" di un collezionista patito di motori. Invece quello che vedete è l'aspetto della maggior parte dei grossi mezzi su ruote pachistani. Paesaggi da fiaba, ritratti di campioni di cricket o star del cinema, versi poetici, versetti del Corano, rappresentazioni di famose moschee o miti greci spiccano sulla carrozzeria di autobus, camion e risciò motorizzati in un perfetto mix di immagini sacre e profane.

Testi e ricerca fotografica: Elisabetta Intini

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L'origine di questa usanza è dibattuta. C'è chi dice affondi le radici nella consuetudine di questo popolo di trasportatori, abituato a lunghi e faticosi viaggi attraverso le montagne, di riprodurre sui propri carri frammenti della propria vita, paese natale e famiglia, per portare sempre con sé un ricordo di casa.

Foto: © bowlercoaster

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Secondo un'altra tradizione invece, l'arte di dipingere i camion sarebbe nata intorno agli anni '20, quando le compagnie di trasporto locali ingaggiarono alcuni artigiani per decorare i loro autobus e attirare così una clientela più vasta. La consuetudine piacque e si diffuse: oggi ogni nuovo mezzo che si rispetti deve passare per la bottega di un bravo decoratore e per cambiargli aspetto si arriva a spendere più di quanto si investe per la propria casa.
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Il "restyling" completo del camion, comprese alcune piccole modifiche e riparazioni, può arrivare a costare anche 2500 dollari, lo stipendio di due anni per un trasportatore. Fortunatamente ad accollarsi le spese è, nella maggioranza dei casi, il proprietario del mezzo e non l'autista, il quale può però esprimere le proprie preferenze sui soggetti da dipingere: alcuni, per esempio, scelgono di far riprodurre sulla carrozzeria il ritratto del figlio.

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La decorazione di un singolo mezzo può richiedere anche un paio mesi. All'interno di una rimessa, i compiti sono ben definiti: in genere l'artigiano più esperto si occupa della rifinitura dei dettagli (nella foto), mentre agli apprendisti spettano le grandi campiture di colore. I diversi motivi ornamentali identificano con precisione le varie etnie che popolano il paese, così come avviene per la tessitura dei tappeti. Osservando le decorazioni di un camion, un pachistano può facilmente distinguere la provenienza dell'autista o del proprietario del mezzo.
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Foto: © Erik Johan Worsøe Eriksen

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Altri accessori irrinunciabili sono queste tradizionali catene metalliche attaccate allo chassis, che ad ogni curva o sobbalzo della strada sbattono fragorosamente l'una contro l'altra regalando al guidatore un piacevole scampanellio. In alcune regioni si utilizzano anche pannelli di legno o formica finemente decorati, specchietti e pompon da appendere al tettuccio.
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In genere le decorazioni pittoriche seguono una sorta di "grammatica" non scritta ma comune. La parte sopra alla cabina è solitamente riservata ai motivi più "nobili" come le raffigurazioni di luoghi e monumenti sacri. I pannelli laterali sono tradizionalmente dedicati a paesaggi, animali e scene di caccia, mentre il retro del camion è decorato con un singolo disegno di un fiore (come quello nella foto), una vite o una figura geometrica.

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Gli occhioni alla base della carrozzeria, insieme alle sciarpe dai colori pastello che svolazzano dalla cabina guida, servono, secondo la tradizione, a proteggere camion e conducente dagli occhi del male. Un altro soggetto ricorrente è quello di al-Buraq, il mitico destriero alato del profeta Maometto, che simboleggia la velocità.

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Questo genere decorativo è ormai talmente diffuso che neanche gomme e cerchioni vengono risparmiati. Tra i camionisti pachistani è viva la convinzione che nessun mercante che si rispetti affiderebbe mai le proprie merci a un autista che si aggiri su un mezzo trasandato e poco appariscente. E anche la polizia, si dice, è più incline a fermare i camion sciatti e trascurati.

Foto: © Murtaza Imran Ali

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A dispetto dei brillanti colori che la caratterizzano, questa forma d'arte è destinata a un avvenire quanto mai "grigio". La diffusione capillare delle botteghe dei decoratori e la spietata concorrenza hanno fatto calare significativamente il volume degli affari e le nuove generazioni non si mostrano particolarmente attratte dal mestiere dei padri. Tra qualche tempo insomma, imbattersi in un mezzo come questo potrebbe essere considerato un vero colpo di fortuna…
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Foto: © Qaiser Raja, House of Light school

Se pensate a un camion, che cosa vi viene in mente? Carichi pesanti, cabine, container? Di certo non un'opera d'arte. Eppure, a migliaia di chilometri da qui, esiste un paese sulle cui carreggiate viaggiano veri e propri capolavori di artigianato, pezzi unici decorati a mano, coloratissimi e ricchi di significati simbolici. Lasciatevi scarrozzare - almeno virtualmente - a spasso per il Pakistan, alla scoperta di una pratica tradizionale tanto affascinante quanto, anche a causa della situazione politica di questo paese, poco conosciuta: quella di dipingere e decorare i camion.

A prima vista potrebbe sembrare l'ultimo "giocattolo" di un collezionista patito di motori. Invece quello che vedete è l'aspetto della maggior parte dei grossi mezzi su ruote pachistani. Paesaggi da fiaba, ritratti di campioni di cricket o star del cinema, versi poetici, versetti del Corano, rappresentazioni di famose moschee o miti greci spiccano sulla carrozzeria di autobus, camion e risciò motorizzati in un perfetto mix di immagini sacre e profane.

Testi e ricerca fotografica: Elisabetta Intini