Vuoi dimagrire? Attento a quando (e non solo a quanto) mangi

Mangiare a orari regolari è importante esattamente quanto la scelta di cosa mettere in tavola.

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Il classico spuntino di mezzanotte è il modo migliore per mandare l'orologio biologico in tilt. Photo credit: © Fabio Cardoso/Corbis

Con la prova costume dietro l'angolo ogni stratagemma per veder sparire qualche fastidioso "rotolo" di ciccia è ben accetto. L'ultimo in ordine di tempo arriva dalla California ed emerge in un articolo pubblicato ieri sulla rivista scientifica Cell Metabolism: quando si tratta di perdere peso, quanto e cosa mangiamo non sono l'unico fattore da tenere in considerazione. Anche il quando, è importante, per un motivo che ha a che fare con i ritmi naturali del nostro organismo.

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Un team di ricercatori del Salk Institute for Biological Studies di San Diego (California) ha sottoposto gruppi di topolini a diversi regimi alimentari con differenti modalità di somministrazione del cibo: alcuni hanno seguito una dieta ricca di grassi con orari a piacere, ossia la possibilità di nutrirsi in qualunque momento del giorno e della notte; altri hanno seguito la stessa dieta ma con orari limitati nell'arco di 8 ore. Due gruppi di controllo hanno seguito invece un regime alimentare sano, a orari ristretti o liberi.

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I topi che potevano mangiare solo in determinate finestre temporali hanno guadagnato meno peso e hanno subito meno danni a livello del fegato rispetto ai compagni "all'ingrasso" senza limiti di tempo. Inoltre, hanno mostrato meno complicazioni a livello metabolico e fisiologico. «Ogni organismo ha un orologio interno» ha detto Satchidananda Panda, che ha guidato la ricerca, «ci sono momenti in cui fegato, intestino, muscoli, lavorano a piena efficienza, e altri in cui sono come addormentati». Rispettare questi cicli è di vitale importanza per favorire processi come la produzione di glucosio in corrette quantità o la demolizione del colesterolo.

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Obesità: dipende anche dalle porzioni di cibo?

«Quando mangiamo in modo random questi ritmi non sono rispettati» continua il ricercatore, «è come se camminassimo mentre dormiamo. Se di notte non dormi bene, di giorno non sei sufficientemente riposato e non lavori in modo efficiente». Negli ultimi decenni, spiegano gli esperti, le nostre abitudini alimentari sono cambiate anche sotto al profilo temporale: molte più persone hanno motivi per rimanere sveglie di notte, anche solo per guardare la TV. E quando siamo svegli, lo sappiamo, tendiamo spesso a sgranocchiare qualcosa. Nella lotta all'obesità, quindi, il fattore tempo andrebbe maggiormente preso in considerazione: via libera a pasti a orari definiti, possibilmente, però, non ipercalorici.

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21 Maggio 2012 | Elisabetta Intini