Virus Zika e microcefalia: perché è così difficile provarne il collegamento?

La correlazione tra l'epidemia e i casi di microcefalia fetale è sempre più evidente, ma per dimostrare un legame causa-effetto occorreranno anni: ecco quali sono le sfide da affrontare, e gli indizi che fanno sospettare un legame.

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Problemi di apprendimento, difficoltà di coordinazione, epilessia: sono alcuni dei disturbi che interessano i bambini nati con microcefalia. | Ueslei Marcelino/Reuters

Prima del picco di epidemia di Zika, l'incidenza di microcefalia infantile in Brasile era di 5,7 casi su 100 mila nati vivi. Negli ultimi sei-otto mesi, è salita a 200 casi su 100 mila nascite.

 

Il 1 febbraio, una commissione di esperti dell'OMS ha stabilito che il legame causale tra virus Zika e microcefalia fetale è "fortemente sospetto, ma non ancora scientificamente dimostrato". Il 2 febbraio, le autorità brasiliane hanno dichiarato di aver studiato 1.113 dei 4.783 sospetti casi di microcefalia riportati dalla fine del 2015: tra questi, 404 potrebbero avere un legame con Zika.

 

Perché allora non è ancora stato possibile provare che il virus causa questa grave malformazione neurologica? Quali passi mancano, per poterlo affermare con certezza?

 

Una strada lunga. Non è certo un problema di dispiegamento di forze. Attualmente, studi estensivi stanno comparando l'incidenza di contagi da Zika nei neonati con microcefalia e nei neonati sani, ma senza un test che possa rapidamente stabilire se è avvenuto il contagio, e con le poche conoscenze attualmente a disposizione sul virus, queste ricerche potrebbero impiegare anni.

 

"Timing" sospetto. Diversi elementi fanno fortemente sospettare un legame tra Zika e la microcefalia. I casi di neonati con questa condizione hanno iniziato ad emergere sei mesi dopo che le autorità brasiliane hanno confermato l'insorgenza dell'epidemia - tempi compatibili con l'esposizione "in utero" del feto al virus.

 

Le prove contro. Tracce del virus o degli anticorpi contro di esso sono state trovate nel liquido amniotico, nel cervello e nel liquido spinale di neonati e feti con microcefalia. Alcuni flavivirus, lo stesso genere a cui appartiene Zika, sono noti per causare encefaliti (infiammazioni dell'encefalo) negli adulti ed è noto che virus simili a Zika causano microcefalie in animali appena nati. Altre infezioni virali, come la rosolia, se contratte in gravidanza rischiano di causare problemi cardiaci, sordità e problemi neurologici al nascituro.

 

Statistiche. Un bambino alla nascita ha una circonferenza media della testa di 34 cm (da 33 a 38 cm). 3 bambini su 100 possono avere una circonferenza inferiore e spesso sono sani. Soltanto 2,85 bambini su 10.000 soffrono di una vera microcefalia. |

Escludere il resto. Ma la microcefalia, molto rara nell'uomo, è legata anche ad altri fattori: può essere causata da anomalie genetiche, altre infezioni virali, abuso di alcol e droghe o sostanze chimiche tossiche. Per stabilire che la microcefalia sia stata causata con certezza dal virus e non da circostanze concomitanti, è quindi necessario escludere ogni altra possibile causa; monitorare la gravidanza sin dall'inizio per escludere esposizioni a fattori di rischio; e confrontare, all'interno della stessa area geografica, l'incidenza del contagio da Zika in bambini microcefali e bambini senza condizione.

 

Domande aperte. Ci sono poi altri interrogativi irrisolti. La maggior parte delle donne che contrae Zika in gravidanza genera figli sani: che cosa rende alcune donne, o i loro feti, vulnerabili al virus tanto da sviluppare microcefalia? Ammesso che il contagio avvenga nei primi mesi di gravidanza (fondamentali per lo sviluppo neurologico del bambino) perché tracce del virus si trovano anche in feti abortiti spontaneamente al settimo mese?

 

Difficile da confermare. Rimane poi il problema della diagnosi. Poiché il virus è spesso asintomatico, molte delle donne in gravidanza che hanno partecipato agli studi passati hanno dichiarato di non essere infette, anche se lo erano. Studi su modelli animali potrebbero aiutare a capire come avvenga la trasmissione madre-figlio e perché il cervello sia particolarmente vulnerabile.

 

L'assistenza che non c'è. Ma anche in questo caso, servirà tempo. Intanto, se il numero di microcefalie è destinato ad aumentare, occorrerà trovare forme di assistenza sanitaria per le donne con figli microcefali, spesso costretti a stati semivegetativi e a condizioni di povertà estrema.

 

10 febbraio 2016 | Elisabetta Intini