Salute

Quello che sappiamo finora sulla variante sudafricana di covid e i vaccini

Le notizie buone e quelle più preoccupanti sull'efficacia dei vaccini contro la variante sudafricana di coronavirus, e le ricadute sulla pandemia.

La notizia della ridotta efficacia del vaccino di Oxford e AstraZeneca contro la variante sudafricana di coronavirus è arrivata come una doccia fredda, sebbene non del tutto inaspettata. In un piccolo trial condotto in Sudafrica su 2000 volontari giovani, con età media di 31 anni, il vaccino ha dimostrato un'efficacia inferiore al 25% (attorno al 10% secondo quanto riferito dal Guardian) contro le forme lievi e moderate di covid dovute a questa variante. La speranza è che protegga comunque da ricoveri e decessi - nessuno tra i vaccinati o nel gruppo del placebo ha accusato forme gravi della malattia - ma i numeri ancora ridotti e la giovane età dei partecipanti non hanno permesso di arrivare a conclusioni certe su questo secondo aspetto.

La priorità: salvare vite umane. I dati del trial hanno aiutato a chiarire le cose sulle potenzialità dei vaccini attualmente disponibili contro la variante sudafricana B.1.351, quella che al momento desta maggiori preoccupazioni, per l'aumentata resistenza che mostra agli anticorpi.

Partiamo dalle buone notizie: diversi vaccini sono comunque altamente efficaci contro le forme gravi e i ricoveri ospedalieri innescati dalla nuova versione di coronavirus. Quello di Johnson & Johnson offre, a 28 giorni dalla singola iniezione, una protezione dell'85% dai decorsi più temibili di covid (casi gravi e morte), a prescindere dalla variante che li ha causati. Gli scienziati si dicono fiduciosi che anche il vaccino di Oxford-AstraZeneca possa avere un effetto simile sui casi gravi, perché si basa su una simile tecnologia ad adenovirus depotenziato e stimola anticorpi molto simili.

Sia il vaccino di Johnson & Johnson sia quello di Novavax, un'altra azienda statunitense che ha concluso le sperimentazioni di fase 3, mostrano un'efficacia ridotta (rispettivamente del 57% e del 49%) contro la malattia lieve o moderata di covid dovuta a variante sudafricana, rispetto alle altre varianti.

Notizie meno buone. Il problema potrebbe andare al di là dell'impatto sulla singola persona vaccinata. Come spiegato su STAT, un vaccino meno potente sulla variante sudafricana potrebbe non attivare il sistema immunitario a sufficienza da bloccare l'infezione in chi è vaccinato. In questo modo una persona vaccinata potrebbe comunque mantenere la capacità di trasmettere ad altri il virus, pur essendo asintomatica o paucisintomatica.

Se tutti fossero vaccinati non sarebbe un grosso problema, perché la malattia finirebbe probabilmente per circolare in forma lieve. Ma in una popolazione solo parzialmente vaccinata, chi non ha ancora ricevuto il vaccino, o non può averlo per ragioni di salute, rimarrebbe a rischio di forme gravi o letali di covid.

Una risposta più debole come quella che sembra emergere da questi primi studi su vaccini e variante sudafricana potrebbe anche voler dire una protezione più limitata nel tempo. Il fatto che oggi questi vaccini proteggano comunque dalle forme gravi, non può in farci "sedere sugli allori", perché la copertura potrebbe calare nell'arco di pochi mesi.

in attesa di altri test clinici. Quanto ai vaccini a mRNA di Pfizer e Moderna, messi a punto prima dell'emergere delle nuove varianti, in laboratorio sembrano offrire efficacia anche contro la variante sudafricana, seppure in misura leggermente inferiore. Ma test clinici nel mondo reale potrebbero riservare risultati più deludenti, come si è visto per gli altri vaccini di nuova generazione, testati direttamente "sul campo".

A preoccupare non è solo la variante sudafricana B.1.351. Quella brasiliana P.1, che ha messo in ginocchio la città di Manaus, condivide alcune mutazioni che la rendono capace di reinfettare più facilmente anche i guariti; e nel Regno Unito si sono trovate varianti inglesi, più trasmissibili, di coronavirus, arricchite di una mutazione che rende il virus più resistente agli anticorpi.

fare presto. Alla luce di questo, le case farmaceutiche hanno chiarito che stanno lavorando a richiami vaccinali specifici per le nuove varianti, per rafforzare la protezione offerta. Ma è necessario limitare le possibilità del virus di aggirare le nostre difese. Per farlo, occorre ridurne la circolazione, e vaccinare il più rapidamente possibile.

13 febbraio 2021 Elisabetta Intini
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