Salute

Nuovo coronavirus: che cosa sappiamo della variante californiana

Due studi tracciano l'identikit della variante californiana che preoccupa gli Stati Uniti: più contagiosa, forse più letale, ma anche più lenta.

Una variante di coronavirus diffusa in California - la B.1.427/B.1.429 - sembra essere più facilmente trasmissibile e più resistente rispetto alla versione originale del virus, quella che circolava all'inizio della pandemia. Due nuovi studi citati dal New York Times e in attesa di pubblicazione ripercorrono la lenta, inesorabile avanzata del lignaggio del SARS-CoV-2 e ne rivelano alcune caratteristiche.
 
La cosiddetta variante californiana è comparsa nei radar dei virologi a dicembre 2020, quando è stata incrementata la sorveglianza contro un'altra variante, quella inglese, ma a quanto pare circolava indisturbata già da alcuni mesi.

Esplosione recente. Finora non era chiaro se la variante californiana fosse più contagiosa o se si fosse facilmente diffusa in California grazie a eventi di superdiffusione. I nuovi studi propendono per la prima ipotesi. In uno di questi Charles Chiu, virologo dell'Università della California, San Francisco, ha analizzato 2.172 campioni virali raccolti in tutto lo Stato da settembre 2020 a gennaio 2021. A settembre la variante californiana non era ancora visibile, ma a gennaio risultava predominante, con i casi riconducibili ad essa che raddoppiavano ogni 18 giorni.
 
Le analisi sull'albero genealogico della variante B.1.427/B.1.429 fanno risalire la sua comparsa alla tarda primavera del 2020: sarebbe rimasta a livelli di prevalenza non rintracciabili per oltre 4 mesi, per poi diventare più diffusa. Un'ipotesi è che - se si sequenziassero più genomi del virus nei vari Paesi - si troverebbero altre di queste varianti a più "lenta diffusione" rispetto a quella inglese, anch'essa presente in California.

Più contagiosa e virulenta. Dall'analisi di 308 casi di covid da variante californiana a San Francisco, inclusi 12 decessi, Chiu ha ipotizzato che la B.1.427/B.1.429 sia anche più letale di altri ceppi; ma per il basso campione di riferimento (12 persone decedute) i risultati potrebbero non essere statisticamente significativi. Sembra invece appurato che la variante californiana sia il 40% più infettiva rispetto alla prima versione di SARS-CoV-2 e che le persone infettate da essa producano una più elevata carica virale.

Meno attaccabile? Gli anticorpi delle persone guarite da altre forme di covid sono risultati inoltre meno efficaci nel bloccare la nuova variante in laboratorio - anche se le capacità di evasione del virus sono parse meno marcate rispetto a quelle della variante sudafricana. Ma la risposta immunitaria del nostro organismo non si basa soltanto sugli anticorpi, e non è chiaro se la variante californiana sia maggiormente resistente ai vaccini.

Elevata trasmissibilità. Un secondo studio ha osservato la diffusione della variante californiana nel distretto di Mission District, a San Francisco, studiando i contagi in 326 famiglie. Si è visto che per ogni persona infettata dalla B.1.427/B.1.429, i conviventi avevano il 35% di possibilità esserne contagiati. Se invece l'infezione era dovuta ad altre varianti le probabilità di contagio erano del 26%. La variante californiana è stata individuata in 45 Paesi del mondo, ma finora si è diffusa in modo capillare soltanto in California.

3 marzo 2021 Elisabetta Intini
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