Un raro caso di vaiolo bovino in un ragazzo del Galles

Qualche mese fa un giovane è finito in ospedale per una serie di pustole sospette su mani e piedi: aveva contratto l'infezione accudendo alcuni vitelli.

vaiolobovino
Nell'illustrazione, la mano di Sarah Nelmes, la mungitrice infetta di vaiolo bovino dalle cui lesioni fu tratto il materiale per la prima immunizzazione contro il virus del vaiolo umano.|Wellcome Images, Wikimedia Commons

Alcuni mesi fa un 15enne del Galles è finito in ospedale per una malattia arrivata dritta dritta da un lontano passato: il teenager, curato con successo al Countess of Chester Hospital (Regno Unito), era affetto da un raro caso di vaiolo bovino (gen. Orthopoxvirus), una zoonosi (malattia infettiva degli animali trasmissibile all'uomo) virale che aveva contratto accudendo alcuni vitelli. Il ragazzo era ricoperto di pustole purulente su mani e piedi, curate e guarite nell'arco di qualche settimana.

 

L'ultimo caso di vaiolo bovino in Galles risaliva a oltre dieci anni fa, ma alla fine del '700 questa malattia era molto comune tra i mungitori, ed ebbe un ruolo determinante nella genesi di quella che è una delle maggiori conquiste della medicina moderna: la vaccinazione.

 

Scudo salvavita. Nel 1796 il medico britannico Edward Jenner si accorse che le donne addette alla mungitura delle vacche nell'Inghilterra rurale contraevano spesso il vaiolo bovino, ma sembravano protette da un altro e più temibile tipo di vaiolo: quello umano (Variola major o Variola minor), che nel 18esimo secolo uccideva, soltanto in Europa, 400mila persone all'anno, nella maggior parte dei casi bambini.

 

Jenner ipotizzò allora una forma di immunizzazione derivante dal contatto con le lesioni da vaiolo bovino: raccolto materiale dalle pustole di una mungitrice, Sarah Nelmes, lo iniettò in un bambino di otto anni, il piccolo James Phipps, che risultò in seguito immune al vaiolo umano.

 

Jenner chiamò il preparato utilizzato vaccino (da vacca, il termine latino per mucca). Recenti studi hanno dimostrato che il preparato originale derivava forse, almeno in parte, dal virus del vaiolo equino, ma il risultato non cambia: grazie all'intuizione di Jenner, nel 1980 il vaiolo umano fu dichiarato ufficialmente debellato.

 

Nuove minacce. Oggi si teme che qualcuno possa utilizzare il virus, di cui conosciamo bene il genoma, come possibile arma biologica sintetica, e si sta quindi studiando un trattamento di cura (poiché il virus è eradicato, da nessuna parte del mondo ci si vaccina più contro di esso): questa però è un'altra storia, che riguarda scenari di emergenza e bioterrorismo.

Niente allarmismi. Anche il virus del vaiolo bovino, meno aggressivo e incapace di trasmettersi da persona a persona, è oggi quasi del tutto scomparso, grazie all'avvento della mungitura automatizzata. A veicolarlo sono soprattutto gatti selvatici e roditori, e non i bovini: il caso del ragazzo è stato quindi particolarmente sfortunato.

 

La vicenda, illustrata nel corso dell'incontro annuale della Società Europea di Dermatologia Pediatrica, non sembra destare preoccupazione: dal 1975 al 1992 in Galles sono stati registrati soltanto 29 casi di laboratorio di vaiolo bovino - da 0 a 4 casi all'anno, in media.

 

25 Giugno 2018 | Elisabetta Intini