Salute

Vaccino di Pfizer: ritardare la seconda dose aumenta l'efficacia?

Uno studio britannico suggerisce che posticipare a 12 settimane la seconda dose del vaccino di Pfizer porti a una maggiore produzione di anticorpi.

Nel dibattito sull'opportunità di ritardare la seconda dose del vaccino di Pfizer, posticipandola a 12 settimane per estendere la protezione anti-covid alla platea più ampia possibile, si inserisce uno studio che arriva dal Regno Unito, Paese che per primo scommise sul rinvio dei richiami.
 
Uno studio dell'Università di Birmingham in collaborazione con Public Health England, l'agenzia nazionale di salute pubblica, sembra suggerire che protrarre i tempi della seconda dose offra una protezione ancora più elevata: secondo la ricerca ripresa dal Guardian, ma non ancora rivista in peer review, gli anticorpi contro il SARS-CoV-2 sarebbero tre volte e mezzo più abbondanti nei pazienti che hanno completato il vaccino dopo 11 o 12 settimane anziché dopo 3.

Un azzardo che ha ripagato. L'ipotesi ancora tutta da dimostrare è che il ritardo extra possa anche prolungare la protezione, perché la quantità di anticorpi prodotti tende a calare con il passare del tempo. Nelle settimane iniziali della campagna vaccinale inglese, la decisione di somministrare dapprima una singola dose al maggior numero di persone possibile fece molto discutere, perché tutte le sperimentazioni compiute fino ad allora prevedevano tre o quattro settimane di intervallo tra una dose e l'altra del vaccino di Pfizer o AstraZeneca.
 
Da febbraio sappiamo che il ritardo della seconda dose migliora la protezione offerta da AstraZeneca; quanto a Pfizer, se è vero che una singola dose ha già un'efficacia molto elevata, come dimostrano i risultati raggiunti nel Regno Unito, l'azienda ha ricordato che il vaccino è stato studiato per un richiamo a 21 giorni, e che l'efficacia che ormai conosciamo si riferisce a quell'intervallo di tempo. L'azienda farmaceutica ha però aggiunto che «le raccomandazioni sui regimi di dosaggio alternativi sono di competenza delle autorità sanitarie, e possono includere raccomandazioni dovute a principi di salute pubblica».

I risultati negli anziani. Per il nuovo studio sono stati analizzati i campioni di sangue di 172 over 80, appena dopo la prima dose di vaccino di Pfizer e dopo due o tre settimane dalla seconda, il momento in cui ci si aspetta una protezione completa. Tra i partecipanti, 99 hanno ricevuto il richiamo dopo tre settimane, come da protocollo, e altri 73 hanno aspettato 12 settimane. Dopo la seconda dose tutti i volontari erano ben attrezzati contro la proteina spike (il vaccino di Pfizer completo ha un'efficacia del 95%), ma il livello di anticorpi era 3,5 volte più elevato nel gruppo delle 12 settimane.

Non solo anticorpi. Per un'altra componente del sistema immunitario, i linfociti T, incaricati di distruggere le cellule infette, le cose sono invece andate un po' diversamente. La risposta è parsa indebolita ritardando la seconda dose, tuttavia si è stabilizzata su livelli simili a quelli del gruppo delle 3 settimane quando i partecipanti sono stati testati a più di tre mesi dalla prima dose. Occorreranno ulteriori studi e su più estesi periodi di tempo per stabilire quale sia la somministrazione ottimale nel mondo reale e fare un bilancio costi-benefici di questa strategia, quando la crisi vera e propria sarà ormai alle nostre spalle.

14 maggio 2021 Elisabetta Intini
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