Scienza

Il vaccino contro il morbillo potrebbe proteggere dai sintomi più gravi della covid

Il vaccino MPR (morbillo, parotite, rosolia) potrebbe attenuare l'infiammazione eccessiva nelle forme gravi di covid: test clinici diranno se è vero.

Una vaccinazione di routine prevista dai sistemi sanitari di tutto il mondo - quella a base di vaccino MPR, contro morbillo, parotite e rosolia - potrebbe fornire una protezione indiretta contro la sepsi, la spropositata risposta infiammatoria sistemica scatenata dall'organismo in risposta all'invasione di un patogeno (nel nostro caso, il SARS-CoV-2). È il sospetto, in attesa di verifiche cliniche, contenuto in un articolo pubblicato su mBio, la rivista scientifica dell'American Society for Microbiology. Anche se i patogeni di morbillo, parotite e rosolia non appartengono alla famiglia dei coronavirus, non sarebbe la prima volta che un vaccino contro alcuni agenti infettivi offre una protezione aspecifica contro infezioni diverse da quelle verso le quali è diretto.

Il principio di base. I vaccini vivi attenuati, a base di basse quantità di patogeni vivi ma depotenziati, allenano i precursori delle cellule immunitarie nel midollo osseo a funzionare in modo più efficiente contro un ampio spettro di infezioni oltre a quella contro la quale ci si vaccina. In questo momento, scrivono i ricercatori, ci sono almeno sei sperimentazioni cliniche in corso tra Europa, Australia e Stati Uniti per vedere se l'unico vaccino efficace contro la tubercolosi - il vaccino vivo attenuato BCG (bacillo di Calmette Guérin) - possa ridurre la carica virale o attenuare i sintomi della covid nei lavoratori più esposti al nuovo coronavirus. Test clinici si stanno conducendo anche con un altro vaccino vivo attenuato, il vaccino orale OPV contro la polio.

La possibilità che un vaccino, che per definizione stimola una risposta immunitaria altamente specifica, possa offrire una protezione ad ampio raggio ha creato a lungo scetticismo anche all'interno della stessa comunità scientifica. Tuttavia, come spiega il New York Times, nell'ultimo decennio gli immunologi hanno scoperto che i vaccini vivi attenuati stimolano anche il sistema immunitario innato, meno specifico nei suoi interventi contro virus e batteri, ma più rapido. I vaccini vivi attenuati sembrano innescare in alcune cellule staminali piccoli cambiamenti capaci di attivare i geni coinvolti nella protezione immunitaria contro più patogeni. 

Un elemento ulteriore. Il team statunitense che ha firmato il nuovo studio aggiunge un tassello in più: in laboratorio, i ricercatori hanno osservato che il vaccino contro la tubercolosi BCG proteggeva contro la sepsi polimicrobica, cioè un'infezione causata da più patogeni, grazie all'attivazione di un gruppo particolare di cellule immunitarie, le cellule soppressorie di derivazione mieloide (MDSC) che originano dalle cellule staminali del midollo osseo. La mortalità per covid è associata alla progressiva infiammazione polmonare e alla sepsi, e il vaccino MPR potrebbe ridurre i sintomi più gravi di infiammazione proprio attraverso l'attivazione di queste stesse cellule. 

Sospetti fondati? I test clinici confermeranno o smentiranno questa ipotesi, che sembra però sostenuta da alcune osservazioni epidemiologiche, come i sintomi poco gravi riportati dai 955 marinai della portaerei U.S.S Roosevelt contagiati dalla covid (solo uno ha avuto bisogno di cure ospedaliere): chi si arruola in marina riceve il vaccino MPR. Un altro indizio è dato dai sintomi più lievi della covid nei bambini, più freschi di vaccinazioni, o nelle aree geografiche in cui la popolazione riceve più spesso vaccini vivi attenuati, come quelli contro polio e tubercolosi.

25 giugno 2020 Elisabetta Intini
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