Salute

Otto cose che non sappiamo sul vaccino di Pfizer-BioNTech

Dalla durata dell'immunità al tipo di protezione offerta: i più importanti nodi da sciogliere sul candidato vaccino anti-covid di Pfizer-BioNTech.

Con il passare dei giorni sono emerse alcune informazioni di rilievo sul candidato vaccino anti-covid messo a punto da Pfizer e BioNTech. Stiamo iniziando a capire come funziona la tecnologia a mRNA su cui si basa (qui la spiegazione di un esperto, per approfondire), di quali condizioni ha bisogno per essere conservato e che cosa vorrebbe dire se i dati promettenti sulla sua efficacia si rivelassero attendibili. Ma in assenza di pubblicazioni scientifiche a sostegno delle dichiarazioni, sono ancora molti i punti che restano da chiarire. Riassumiamo qui i principali.

1. Il vaccino riduce solo i sintomi o anche la trasmissione dell'infezione? Non si è ancora capito a che cosa si riferisca "l'efficacia al 90%" dichiarata dalle aziende produttrici: il vaccino è molto efficace nel ridurre la malattia con le sue espressioni sintomatiche, o azzera anche la trasmissione virale? Offre un'efficacia sterilizzante, che cancella del tutto la capacità di contagio anche asintomatico, oppure protegge soltanto dalle manifestazioni visibili della malattia?

Nel secondo caso toglierebbe una fetta importante di preoccupazione, ma il coronavirus SARS-CoV-2 continuerebbe a circolare silenziosamente attraverso i positivi asintomatici. Occorrerebbe continuare a tenere alta la guardia per i più vulnerabili che non possono essere vaccinati e che, per alcune condizioni di età e salute, potrebbero ancora contrarre la malattia in forma grave.

2. Che cosa è successo ai partecipanti che si sono ammalati? Come da programma, la Pfizer ha rilasciato dichiarazioni dopo che i primi 94 partecipanti dello studio (che coinvolge oltre 43.000 persone tra vaccinati e gruppo di controllo) hanno contratto la covid. Non sappiamo praticamente nulla di questi positivi: se l'efficacia del vaccino è del 90% o più, possiamo presumere appartenessero al gruppo che ha avuto il placebo, ma in quale misura, esattamente? Alcuni hanno avuto sintomi gravi? Possiamo sperare quindi che il vaccino riduca di molto il rischio di morte da CoViD-19? Queste persone avevano particolari fattori di rischio che hanno favorito il contagio?

3. L'efficacia di questo vaccino dipende dall'età? Sappiamo che il trial ha coinvolto anche ragazzi sopra i 12 anni e adulti fino agli 85 anni, ma non sono stati diffusi dati sugli effetti del vaccino in relazione all'età dei volontari: questo è un punto delicato, perché è noto che il sistema immunitario degli anziani (che più di tutti vanno protetti dalla covid) è meno reattivo alla stimolazione dei vaccini. E poi, quali caratteristiche demografiche - e non solo anagrafiche - ha questo 10% di popolazione sulla quale il vaccino ha avuto scarsa efficacia? Contano fattori come il genere o le origini etniche? Lo studio ha comunque reclutato partecipanti con background etnici e sociali diversi nonché alcune persone che avevano già avuto la CoViD-19 (non è noto in che numero).

4. Questo 90% di efficacia si manterrà nel tempo? Poiché la sperimentazione del vaccino è ancora in corso, la percentuale già dichiarata rimarrà stabile anche dopo aver considerato il resto del gruppo incluso nel trial? Secondo i ben informati, dato il numero rilevante dei volontari coinvolti può essere che oscilli di qualche punto percentuale, ma dovrebbe rimanere nell'ordine delle cose descritto. Difficilmente da qui a quando si raggiungeranno i 164 contagi necessari a concludere il trial l'efficacia potrà variare di molto, e scendere per esempio al 50%.

5. Quanto durerà l'immunità? Oltre a non sapere esattamente quale tipo di risposta immunitaria provochi il candidato vaccino, una delle principali incognite riguarda la durata dell'immunità offerta. Le informazioni diffuse finora non vanno al di là della prima settimana successiva alla seconda dose di vaccino. La sperimentazione continuerà e offrirà dati ancora su qualche settimana o mese, ma i tempi stretti della pandemia non consentiranno probabilmente di accertare se la protezione duri più a lungo. Dovremo vaccinarci tutti gli anni, come per l'influenza?

6. Il vaccino di Pfizer e BioNTech sarà approvato? La Food and Drug Administration richiede due mesi di dati sulla sicurezza su almeno metà dei partecipanti al trial di fase 3 prima di considerare un'autorizzazione del vaccino: un farmaco può essere approvato solamente dopo aver accumulato dati a sufficienza per essere considerato sicuro. Finora dalla sperimentazione di Pfizer e BioNTech non sono emersi effetti collaterali significativi, e - al contrario di altri trial in corso - lo studio non ha fin qui subito nessuna interruzione per sospetti eventi avversi. La storia dei vaccini a mRNA non fa pensare a effetti collaterali preoccupanti, ma è pur vero che è la prima volta che uno di essi viene testato sull'uomo.

Anche il tipo di autorizzazione concessa non è scontato. Pfizer chiederà quella per uso di emergenza, ma l'FDA potrebbe invece considerare un'altra formula, l'uso compassionevole o accesso allargato. Questa garantirebbe l'accesso al vaccino ai lavoratori a rischio e alle persone più vulnerabili, ma lo limiterebbe nella popolazione generale. In altre parole i partecipanti al trial non potrebbero averlo (o sperare di averlo - c'è sempre la possibilità di ricevere un placebo) in altri modi: ciò permetterebbe di preservare l'integrità della sperimentazione, e raccogliere dati preziosi che possiamo acquisire solo ora.

7. Riusciremo a distribuirlo a miliardi di persone? Il vaccino di Pfizer va conservato almeno a -70 °C, un fatto che è destinato a creare grosse difficoltà nella sua distribuzione. In alcuni dei Paesi più densamente popolati del mondo è già una sfida far arrivare i vaccini da frigorifero, che basta tenere a 2-8 °C.

8. Perché questa uscita non è stata accompagnata subito dai dati? Quello della fretta nel diffondere la notizia è un enigma difficile da sciogliere e nel quale potrebbero entrare motivazioni di natura finanziaria. Una possibile ipotesi suggerita in un articolo su National Geographic è che le due aziende si siano sentite moralmente in obbligo a diffondere queste prime, incoraggianti informazioni di cui erano in possesso complice la fase particolarmente difficile della pandemia. Notizie così positive circolano rapidamente, e potrebbe essere stato necessario un comunicato ufficiale prima che le voci trapelassero fuori dall'ambiente (con il rischio di reati di speculazione finanziaria). Se il resoconto dell'analisi intermedia sarà poi confermato, l'influenza dell'annuncio precoce sulla percezione comune e sui mercati non dovrebbe risultare problematica.

14 novembre 2020 Elisabetta Intini
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