Salute

Vaccini e ricoveri ospedalieri: dati incoraggianti dal Regno Unito

Solo una piccola parte dei pazienti immunizzati da almeno 3 settimane finisce in ospedale per covid: dati provvisori ma importanti sui vaccini in UK.

I vaccini anti-covid riducono di molto, già dopo la prima dose, i ricoveri ospedalieri dovuti all'infezione. La conferma arriva da alcuni dati preliminari diffusi nel Regno Unito - risultati molto positivi che però, a dire il vero, sono stati inizialmente interpretati in modo errato.

I vaccini funzionano. Lo studio in questione ha considerato oltre 74.000 ammissioni in ospedale registrate nel Regno Unito da settembre 2020 a marzo 2021. Facendo però partire l'analisi dopo l'inizio della campagna vaccinale nel Paese, l'8 dicembre 2020, le ammissioni sono state circa 43.000. I medici sono riusciti a raccogliere informazioni sulla data della prima vaccinazione di circa 1700 pazienti covid, e tra questi, soltanto 32, ossia quasi il 2%, sono finiti in ospedale dopo tre settimane o più dalla prima dose di vaccino. Significa che tutti gli altri, tra quei 1700 positivi, avevano contratto l'infezione o appena prima o nei giorni immediatamente successivi alla vaccinazione, prima che il sistema immunitario avesse il tempo di rispondere.

I numeri sono molto positivi perché indicano che già una dose di vaccino ha un effetto protettivo importante: soprattutto se si considera che i primi pazienti vaccinati (con il vaccino di Pfizer-BioNTech) erano per lo più persone anziane o fragili, con un sistema immunitario per definizione meno sensibile agli effetti della vaccinazione.

Attenti all'interpretazione dei dati. Tuttavia, la ricerca non conclude, come hanno affermato frettolosamente certi giornali, che "negli ultimi mesi solo 32 vaccinati sono stati ricoverati per covid". Questo perché, come fa notare il Guardian, lo scorso inverno, nel pieno della seconda ondata, la pressione sugli ospedali del Regno Unito era tale che i medici di alcune delle strutture coinvolte nello studio (denominato ISARIC4C Consortium) erano in grado di registrare le informazioni sanitarie soltanto di circa 1 paziente ogni 10 ammessi.

Perché dovremmo aspettarci numeri più alti. Con l'aumentare dei dati disponibili per il periodo analizzato, anche il numero dei pazienti ricoverati dopo la vaccinazione è destinato a salire, e così accadrà anche nelle prossime analisi, un po' per l'allentamento delle restrizioni e un po' perché la protezione offerta dai vaccini non è la stessa per tutti: le persone anziane tendono a produrre una risposta immunitaria più attenuata. Inoltre, quando si è concluso lo studio, il 5 marzo, molte delle persone che avevano già ricevuto una prima dose di vaccino l'avevano avuta da poco e non avevano ancora "fatto in tempo" a mettere alla prova l'efficacia del vaccino: i vaccini avevano avuto troppo poco tempo per dimostrare di cosa sono capaci.

 

Fatte queste dovute precisazioni, il dato è comunque estremamente incoraggiante, perché fotografa l'effetto di una dose soltanto su pazienti in là con gli anni: dopo la doppia dose la copertura è ancora più efficace. E con gran parte della popolazione vaccinata, il virus avrà meno probabilità di circolare.

26 aprile 2021 Elisabetta Intini
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